Serie Elohim – Volti, coscienza e genealogie cosmiche nell’opera di Alfredo Troise

Di Vilma Bieniek

Nella serie Elohim, Alfredo Troise pone il volto umano al centro di un territorio instabile, attraversato da segni, strati cromatici e fratture visive. Non si tratta di ritratti nel senso classico del termine, ma di presenze: figure che condensano la complessità dell’essere umano, i suoi grovigli esistenziali e, al tempo stesso, una tensione costante verso l’ultraterreno. Il volto diventa così un asse simbolico, un luogo di passaggio tra identità, coscienza e dimensione spirituale.

Il titolo Elohim carica la serie di una forte valenza simbolica. Troise costruisce questo ciclo come un percorso nuovo, fondato su basi insieme simboliche e fanta-scientifiche. Le figure rappresentate alludono a possibili nuove forme di vita provenienti da altri sistemi solari oppure, in un ribaltamento suggestivo, ai nostri avi, a una genealogia remota dell’umanità. È un immaginario che per anni è rimasto ai margini del discorso culturale, accolto con scetticismo; oggi, però, torna al centro di tavoli scientifici, medici e filosofici. L’artista riprende quel discorso con un linguaggio non verbale, affidandolo alla pittura e alla grafica come strumenti di riflessione.

Uno degli aspetti più rilevanti di Elohim è la tensione costante tra disegno e pittura. Il segno struttura la forma, mentre il colore la invade, la copre o la frantuma. Troise rivendica la necessità di un equilibrio rigoroso: né la grafica né la materia cromatica devono prevalere. Un’opera, per l’artista, esiste davvero solo quando mantiene una proporzione giusta tra disegno e colore, capace di veicolare un messaggio — che sia denuncia, ammonimento, rivoluzione o provocazione tagliente.

La concentrazione cromatica nella zona cranica è un altro elemento chiave della serie. Masse di colore dense, spesso declinate nelle gamme del blu, del celeste, dell’azzurro e del turchese, si addensano sulla testa delle figure. È una scelta consapevole, che rimanda direttamente alla psicologia, all’istinto e alla spiritualità. Queste cromie, tradizionalmente legate al metafisico, diventano il linguaggio visivo di una coscienza in fermento, di un conflitto interiore che non trova una forma stabile.

Pur restando riconoscibili come volti, le figure di Elohim non si affermano mai come individui singoli. Esse oscillano tra identità umana e archetipo, spingendosi oltre il confine dell’individuale. In questo senso, la serie si configura come una riflessione su ciò che l’essere umano è stato, è e potrebbe diventare, toccando un tema che per molti resta ancora un tabù.

Nel percorso artistico di Troise, Elohim rappresenta uno spartiacque. Segna una svolta netta rispetto alle produzioni precedenti e coincide con una maggiore consapevolezza non solo tecnica, ma soprattutto culturale. L’artista rivendica il ruolo fondamentale del sapere come carburante della creazione: senza conoscenza, la macchina dell’arte non può muoversi. In Elohim, questa consapevolezza si traduce in un linguaggio maturo, stratificato, capace di intrecciare pittura, pensiero e visione cosmica in un’unica, potente ricerca visiva.