CIBI RITUALI: tra gusto e simbolo – I dolci di abbondanza

Quando il lusso diventa rito

di Pietro Razzino

Se esiste un linguaggio universale della festa, è quello dei dolci. Ovunque, lo zucchero diventa promessa: di ricchezza, felicità, protezione, buon auspicio. I dolci di abbondanza non sono semplici dessert, ma talismani commestibili, costruiti per propiziare il futuro e rinsaldare la comunità.

In Italia come in Brasile, i dolci che inaugurano l’anno, chiudono il ciclo natalizio o accompagnano il Carnevale appartengono a un sistema simbolico che intreccia fertilità, prosperità e gioia collettiva. Il panettone e la colomba, pani “arricchiti” da burro, uova e frutta candita, segnano il passaggio dal quotidiano allo straordinario. Ma è nel Sud Italia, e in particolare in Campania, che la ricchezza simbolica dei dolci raggiunge il suo apice.

Qui ogni dolce è un piccolo compendio di storia e ritualità:

mostacciuoli
  • mustacciuoli, rombi glassati di cacao, simboli di buona fortuna;
  • roccocò, anelli durissimi e speziati che evocano il ciclo annuale;
  • susamielli, a forma di S, ricoperti di sesamo o mandorle, legati a fertilità e protezione;
  • sapienze, dolci conventuali che uniscono devozione e ricchezza;
  • pupatielli, piccoli dolci di miele e mandorle, residui di un’antica magia domestica.
roccocò

Spezie, miele, mandorle e zucchero trasformano l’impasto in un linguaggio simbolico. La preparazione è collettiva: impastare, modellare e decorare diventa rito familiare, trasmissione di valori e memoria condivisa.

pupatielli

Anche in Brasile lo spirito è simile. Il bolo de reis, equivalente tropicale del panettone, viene consumato il 6 gennaio durante la Festa de Reis. Decorato con frutta candita e zucchero colorato, nasconde un piccolo portafortuna — spesso una mandorla — che elegge il “re dell’anno”. Tradizione portoghese, sì, ma profondamente reinterpretata, divenuta parte della ritualità familiare brasiliana.

A Carnevale, l’abbondanza esplode. In Italia compaiono chiacchiere, frappe, bugie: fritture leggere spolverate di zucchero, simbolo dell’opulenza concessa prima della Quaresima. Come ricorda Marino Niola, la frittura richiama il fuoco, elemento di trasformazione che consuma l’inverno e apre alla primavera. In Brasile, il Carnevale è meno codificato ma altrettanto ricco: quindim, cocada, brigadeiro. Il cocco — frutto di fertilità — e il latte condensato — dolcezza “democratica” — diventano la base di una ritualità condivisa nei blocos e nelle famiglie.

torroncini

Il parallelo tra Italia e Brasile mostra come la dolcezza sia un ponte tra desiderio e realtà: ogni fetta condivisa è un augurio, ogni ingrediente prezioso è memoria di antichi scambi commerciali e sociali. Sul piano antropologico, Mary Douglas ci ricorda che il dolce è la categoria del “premio”, dell’eccezione festiva; Lévi-Strauss aggiunge che la dolcezza appartiene al mondo del “cotto elaborato”, quindi della cultura. Più un dolce è complesso, più è culturalmente denso.

In molte regioni italiane, i dolci dell’abbondanza venivano preparati collettivamente: il torrone in Campania, il pandolce in Liguria, il pandispagna rituale in Emilia. Ogni famiglia custodiva una variante, ma la funzione era la stessa: mettere in tavola un’eccedenza rituale come auspicio di prosperità. Nelle comunità rurali, l’abbondanza non era mai scontata: si invocava, si cucinava, si rendeva commestibile come un desiderio.

Il Brasile conosce la stessa logica. Il Capodanno, influenzato dalle tradizioni afro-discendenti, prevede lenticchie per i soldi, uva per la fortuna e dolci al miele per “addolcire” l’anno. Questa ritualità si collega alle offerte del Candomblé a Oxum, orixá dell’abbondanza e delle acque dolci, a cui si donano miele, dolci e ingredienti dorati.

Ciò che accomuna questi contesti è il meccanismo antropologico che trasforma un desiderio in un gesto commestibile. Mangiare il dolce significa interiorizzare l’auspicio: si inghiotte simbolicamente la fortuna che si vuole attirare. Lo zucchero, un tempo prezioso e quindi “magico”, ribadisce che il futuro può essere plasmato, addolcito, condiviso.

In un’epoca in cui le festività rischiano di essere ridotte a consumo, riscoprire il valore rituale dei dolci dell’abbondanza significa restituire profondità alle celebrazioni. Ogni zucchero spolverato, ogni frutta candita, ogni fetta condivisa è un frammento di storia collettiva, un modo per dire che la dolcezza non è solo un gusto, ma un destino possibile.

E questo patrimonio non vive soltanto nei grandi racconti antropologici: continua a esistere nelle botteghe, nelle famiglie, nei gesti tramandati che incarnano questa continuità.

susamielli e sapienze

Permettetemi a questo punto una “piccola licenza mercantile”: in Campania a Sessa Aurunca (CE) c’è una realtà storica come la Pasticceria Razzino (si, proprio quella della mia famiglia – n.d.r.), attiva dal 1920 e conosciuta per i suoi dolci natalizi. Lì ogni mustacciuolo, roccocò o susamiello prodotto dalle generazioni della mia famiglia è un atto di memoria e di futuro: un rito che si rinnova, un modo per custodire e trasmettere l’idea che l’abbondanza non sia solo un auspicio, ma una responsabilità culturale.

panettone glassato

Così, tra mani che impastano e comunità che condividono, la dolcezza resta ciò che è sempre stata: un linguaggio simbolico che unisce, protegge e promette.

Bibliografia essenziale

  1. Claude Lévi-Strauss, Il crudo e il cotto, Il Saggiatore, 1967
  2. Mary Douglas, Purity and Danger, Routledge, 1966
  3. Marino Niola, Homo Dieteticus, Il Mulino, 2015
  4. Jack Goody, Cooking, Cuisine and Class: A Study in Comparative Sociology, Cambridge University Press, 1982
  5. Sidney W. Mintz, Sweetness and Power: The Place of Sugar in Modern History, Penguin, 1985
  6. Rai Cultura, Dolci natalizi in Campaniahttps://www.raicultura.it
  7. Gambero Rosso, Storia del Panettone e dei dolci italianihttps://www.gamberorosso.it
  8. Treccani, voce Dolci natalizihttps://www.treccani.it
  9. Enciclopédia Itaú Cultural, voce Orixás e dolci ritualihttps://enciclopedia.itaucultural.org.br
  10. Museu Afro Brasil, Doce e ritualidade no Brasilhttps://www.museuafrobrasil.org.br
  11. Visit Portugal, Bolo de Reishttps://www.visitportugal.com