@ManodOpera -Appunti per una bottega contemporanea

Di Anna Maria Riccetti

C’è sempre stato un sogno, prima ancora del progetto: una bottega artistica nel rione in cui si vive, non come spazio elitario ma come luogo di appartenenza e incontro. Un posto dove entrare senza bussare, fermarsi a parlare, condividere idee davanti a un caffè o a una merenda improvvisata. Un presidio culturale minimo e necessario, capace di rendere la città più viva perché abitata anche dal pensiero e dall’immaginazione.


Da questo desiderio nasce @ManodOpera.
Il gruppo prende forma nel giugno 2023 come laboratorio artistico e comunità di pratica, animata da ex allieve tredicenni che scelgono di continuare il cammino insieme. È una bottega contemporanea: un nucleo di apprendimento e formazione, un terreno fertile dove le idee si muovono, si urtano, si trasformano fino a diventare progetto condiviso.
Il laboratorio coincide con il salotto di casa mia, spazio ibrido che è insieme dimora, studio e luogo di incontro. Le ragazze entrano e si mettono a proprio agio, come se varcare quella soglia fosse ritrovare un rifugio familiare. Con un gesto semplice si liberano delle scarpe, lasciando che i piedi tocchino il pavimento come radici leggere, segno di confidenza e appartenenza. Si siedono a terra, leggono, giocano, parlano, ridono. Ci sono momenti di lavoro intenso e pause di silenzio o confronto acceso. Anche la convivialità fa parte del processo: mangiare insieme diventa tempo di crescita, costruzione di fiducia, pratica di relazione.


Come nelle botteghe rinascimentali, @ManodOpera è un campo d’azione. Qui l’arte non è solo risultato, ma processo: una fucina che riscalda intuizioni e immagini fino a condurle, attraverso il dialogo, verso una forma. Il dialogo è l’ossatura del gruppo: nessuno lavora davvero da solo.
Nelle botteghe del passato la conversazione era un cum versare, un girare insieme, quasi una danza. Parlare significava condividere il movimento del pensiero, facilitare la comprensione reciproca, ridurre l’errore. In @ManodOpera accade qualcosa di simile: il dialogo accoglie anche il conflitto, riconosciuto come occasione di crescita. Le differenze non si annullano, ma convivono nella tensione verso un obiettivo comune.
Un esempio è l’opera “La guerra di tutti”. Nasce da un confronto a distanza, in agosto, tra videochiamate e scambio di immagini. Poco a poco il tema prende forma. Seguono incontri settimanali in vista della mostra collettiva alla Pinacoteca di Gaeta. Il tema è quello degli specchi: cosa significa guardarsi? Cosa restituisce un riflesso? Dal dialogo emerge un’opera corale che diventa anche performance, frutto di un processo lungo e condiviso.
Da tempo rifletto su quanto ragazzi e artisti abbiano in comune: entrambi possiedono la capacità di inventare, di esplorare il mondo attraverso arte, gioco, scrittura. Entrambi sanno lanciarsi in avventure dello spirito.

Uno specchio non è mai neutro, è frammento, rifrazione, illusione.
In “La guerra di tutti “lo specchio diventa campo di battaglia, luogo in cui corpo, pensiero e realtà si frantumano e tentano di ricomporsi.
La performance restituisce le guerre invisibili e non scelte, subìte dai fragili e dagli ultimi. Ogni scheggia è un grido silenzioso, ogni riflesso una mancanza che si moltiplica.
Lo specchio rotto della notizia, del potere e della moneta riflette un mondo deformato. Guardarlo significa assumersi la responsabilità di ricomporre la narrazione, riconoscendo le crepe come parte della verità.

Si può ancora sognare? Si può immaginare? Sono domande che attraversano chi crede che l’immaginazione non sia un lusso, ma una necessità formativa. Insistere su questo significa riconoscere l’importanza dell’immaginario come dimensione fondamentale dell’esperienza umana e comprendere ciò che arte e letteratura rendono possibile: la capacità di pensare altrimenti.


Per questo l’accesso alla cultura artistica è una scommessa sociale decisiva. Nell’arte i giovani trovano uno specchio della complessità del mondo, imparano a leggerlo e interpretarlo con pensiero critico ed emozioni creative. Coltivare menti aperte, attraverso i linguaggi dell’arte e il pensiero laterale, è una via per abitare un mondo in continuo mutamento.
Nel mio piccolo, ci provo.
@ManodOpera è questo: una bottega contemporanea e domestica, un laboratorio di pratiche condivise, fatto di ragazze, dialoghi e tempo vissuto insieme. È un sogno che ha trovato casa, spazio e comunità. Una bottega dove l’arte non si consuma, ma si costruisce.

Nota di Redazione | Futuro Prossimo Abbiamo scelto di aprire la sezione Futuro Prossimo con questa iniziativa perché crediamo che i nuovi artisti non si formino soltanto attraverso il talento individuale, ma soprattutto grazie all’esistenza di spazi vivi di scambio, ascolto, sperimentazione e appartenenza. Progetti come questo dimostrano che il futuro dell’arte si costruisce nel presente, a partire da visioni generose, pratiche condivise e reali opportunità di crescita. ANITART considera la promozione culturale come un impegno verso i processi formativi, il tempo della maturazione e la creazione di ecosistemi in cui i giovani artisti possano dialogare, immaginare, sbagliare e crescere insieme. Più che ai risultati, guardiamo ai percorsi: alle metodologie, ai gesti quotidiani e alle relazioni che sostengono la creazione. L’esperienza avviata da Anna Maria Riccetti si inserisce pienamente in questa visione. Docente d’arte, formatasi tra il Liceo Artistico di Cassino e l’Accademia di Belle Arti di Roma, Riccetti sviluppa da anni una ricerca pittorica materica e concettuale, in cui segni, materiali e linguaggio visivo dialogano in modo coerente e sensibile. Parallelamente alla sua attività artistica, porta avanti un lavoro educativo profondo e continuativo, collaborando dal 2016 con il Museo Archeologico Nazionale di Formia e, dal 2022, con la Pinacoteca comunale “Antonio Sapone” di Gaeta. Nel 2023 fonda ManodOpera, un gruppo-laboratorio che nasce come bottega contemporanea e comunità di pratica, capace di avvicinare le nuove generazioni all’arte attraverso l’esperienza diretta, la condivisione e il lavoro collettivo. Un progetto radicato nel territorio, ma aperto a una visione ampia, in cui la dimensione educativa e quella artistica si intrecciano in modo naturale. Pubblicando questo lavoro, riaffermiamo la nostra convinzione che le iniziative indipendenti, fondate su una solida pratica formativa e su un autentico impegno culturale, siano fondamentali per lo sviluppo artistico e umano delle nuove generazioni. Futuro Prossimo nasce proprio da questo desiderio: accompagnare, dare visibilità e sostenere esperienze che stanno già disegnando, oggi, i paesaggi culturali di domani.