Di Vilma Bieniek
Ci sono persone che attraversano il mondo e tornano a mani vuote. Giulio Vita è tornato con un festival di cinema in un paese della Calabria. Non per nostalgia — o forse anche per questo — ma per strategia. Per scelta. Per amore verso un luogo che lo aspettava senza saperlo.
Ci sono persone che attraversano il mondo e tornano a mani vuote. Giulio Vita è tornato con un festival di cinema in un paese della Calabria. Non per nostalgia — o forse anche per questo — ma per strategia. Per scelta. Per amore verso un luogo che lo aspettava senza saperlo.
Giulio è nato a un incrocio. Figlio dell’emigrazione calabrese in Venezuela, è cresciuto tra due lingue, due climi, due modi di stare al mondo. Quando gli chiedo se si riconosce ancora come appartenente a un luogo preciso, la risposta è immediata:
“Mi sento profondamente italiano ma anche venezuelano. Sono di qua e di là.”
Non c’è esitazione in questa dichiarazione. È un’identità costruita nella molteplicità, non nonostante essa.
“Avere la fortuna di essere un migrante ti permette di espandere i tuoi orizzonti ed essere più pratico e meno canonico in certe cose.”



Dopo il Venezuela in crisi, è arrivata la Spagna in crisi. Dopo la Spagna, la Calabria. Il percorso potrebbe sembrare una sconfitta, un passo indietro. Giulio lo legge diversamente: “Qui in Calabria c’è tutto da costruire. Il che vuol dire che c’è lavoro.” In una regione che il resto del paese spesso dimentica, lui ha visto un’opportunità. E in quell’opportunità ha fondato La Guarimba, un festival di cortometraggi che si svolge ogni estate ad Amantea — e che oggi è un riferimento internazionale per il cinema in piazza.
Il cinema come alibi per stare insieme
Il cinema è sempre stato, per Giulio, un atto sociale prima che estetico. È cresciuto in sale di proiezione, “tra film belli e brutti”, ma sempre circondato di gente. Quando ha fondato La Guarimba, questa dimensione collettiva è diventata il centro di tutto.


“È stato un alibi per fare cose insieme, per gli altri e per me.”
Quando porti un film in piazza, stai creando le condizioni per un incontro — non soltanto proiettando immagini. È questa la sua convinzione. Il programma ha un’intenzionalità, ha il desiderio di far scoprire cose belle. Ma c’è qualcosa di più profondo: il rito di riunirsi in silenzio, di condividere un’esperienza senza mediazioni, senza il filtro degli algoritmi o delle raccomandazioni personalizzate. “Un gesto di amore verso gli sconosciuti”, dice.
“I piccoli paesi, i piccoli gruppi, sono la risposta a troppi anni di capitalismo vertiginoso che ha lasciato povertà e distruzione.”
Una cultura che nasce dal territorio
La tentazione di trasformare ogni iniziativa culturale di successo in una formula esportabile è forte. Giulio vi resiste. Quando organizza eventi fuori dalla Calabria, tiene a distinguerli da quello che fa a casa. La cultura, per lui, è un processo sociologico che ha bisogno di funzionare in determinati luoghi, momenti e modi di relazione.


“Mi sembra ridicolo pensare di trasformare in formula ogni iniziativa per poi esportarla.”
Si possono esportare processi, approcci, forme di pensiero. Ma l’obiettivo finale deve essere sempre qualcosa di unico, radicato, irripetibile. Questa convinzione ha implicazioni dirette nel modo in cui legge la propria traiettoria: la migrazione non è una condizione da cui ci si riprende, è una chiave di lettura permanente del mondo. Un vantaggio comparativo, persino.
Ottimismo in movimento
Nel presente digitale, in cui l’attenzione si frammenta e le comunità si ricostruiscono nelle reti, Giulio scommette sui progetti di vicinanza e di vicinato. Non come resistenza nostalgica, ma come costruzione attiva di un modello diverso.
“C’è bisogno di città che si prendono cura dei cittadini, di promuovere attenzioni e non competizione.”
È una posizione politica, anche se enunciata con leggerezza. E si conclude come è iniziata: in movimento. “Preferisco rimanere ottimista in movimento: costruendo ogni giorno il mondo dove voglio vivere.” In una piazza della Calabria, con uno schermo montato sotto le stelle, Giulio Vita continua a fare esattamente questo.
Giulio Vita è un regista e produttore culturale italiano, fondatore del La Guarimba International Film Festival. Nato in Italia da famiglia calabrese, è cresciuto in Venezuela, dove ha studiato giornalismo a Caracas. Dopo un’esperienza difficile legata alla situazione politica del paese, si trasferisce in Europa e prosegue gli studi di cinema a Madrid. Qui sviluppa il suo percorso artistico e culturale. Nel 2012 torna in Calabria, ad Amantea, città d’origine della sua famiglia, dove fonda La Guarimba con l’obiettivo di rendere il cinema accessibile a tutti e valorizzare il territorio attraverso la cultura. Oggi è una figura attiva nel panorama del cinema indipendente, impegnata nella promozione culturale e nella diffusione del cinema come strumento sociale.
La Guarimba è un progetto di innovazione sociale in Calabria, la terra dove tutto è possibile, che usa la cultura come veicolo per promuovere valori di democrazia partecipativa, integrazione, accessibilità e rispetto dei diritti umani. Il nostro obiettivo è riportare il cinema alla gente e la gente al cinema. La nostra organizzazione è stata premiata con la Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica, con il Premio di Rappresentanza della Camera dei Deputati, e con il Patrocinio del Parlamento Europeo. Nel 2024, ci è stato concesso il Premio Patrimoni Viventi dal Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali. Fondata da Giulio Vita (1988), calabro-venezuelano tornato al paese dei suoi nonni per creare questo progetto; e da Sara Fratini (1985), illustratrice e muralista venezuelana. Guarimba è una parola che per gli indios venezuelani significa “posto sicuro”.

