Tra Ferragosto e Carnevale, uno sguardo su chi celebra ai margini
Di Vilma Bieniek
Nel cinema italiano, poche opere riescono a catturare con tanta semplicità e precisione l’essenza di una tradizione quanto Pranzo di Ferragosto (2008), di Gianni Di Gregorio. È un film piccolo nel budget, nei conflitti, nelle ambientazioni — ma enorme nella sua forza simbolica. Attraverso la storia quotidiana di un uomo di mezza età incaricato di accudire quattro anziane signore durante il Ferragosto, il film ci porta a riflettere con delicatezza sulle crepe tra la festa e la solitudine, tra la celebrazione e l’invisibilità.
Il Ferragosto è una data simbolica del calendario italiano. Ufficialmente il 15 agosto, rappresenta l’apice dell’estate, delle vacanze, dei viaggi e dei pranzi in famiglia. Ma in Pranzo di Ferragosto non vediamo spiagge affollate né centri storici pieni di turisti: vediamo l’interno di un vecchio appartamento romano, tende pesanti, pareti sbiadite, pasti improvvisati. È il Ferragosto di chi resta.


Il protagonista, Gianni, accetta di ospitare la madre di un conoscente (e poi anche altre due) in cambio di uno sconto sulle spese condominiali. L’accordo è informale, quasi comico, ma nasconde una realtà amara: c’è una parte della popolazione che semplicemente non viene considerata nei rituali della festa. Il film non trasforma questo in dramma né in denuncia. Al contrario, sceglie una narrazione contenuta, fatta di silenzi, sguardi, piccoli attriti e gesti affettuosi.
Ed è proprio in questo punto che il film trova eco in una realtà che supera i confini: il modo in cui gli anziani vivono le grandi feste nazionali.
In Brasile, il Carnevale è l’equivalente simbolico del Ferragosto: una pausa collettiva, un momento in cui il paese si reinventa per qualche giorno. Ma anche lì, gli anziani spesso si trovano ai margini della festa ufficiale. Anziché partecipare ai cortei o ai balli in strada, vivono il Carnevale attraverso la televisione, guardando le sfilate di Rio e San Paolo come uno spettacolo distante ma familiare.
D’altra parte, in molte case di riposo e centri per anziani, il Carnevale viene ricreato con una gioia tutta sua. I corridoi si riempiono di stelle filanti e coriandoli, le vecchie marce carnevalesche degli anni ’30, ’40 e ’50 risuonano nelle sale, e costumi improvvisati riportano per qualche ora la sensazione di far parte della festa nazionale. È un Carnevale meno mediatico, ma non meno autentico. È la festa adattata al tempo della memoria — quello che balla più piano, ma che non ha smesso di ballare.
Pranzo di Ferragosto funziona come uno specchio di questo stesso movimento. Le protagoniste anziane, ognuna con le sue fragilità e manie, costruiscono insieme un pranzo che non era previsto — ma che si rivela, alla fine, il vero centro del Ferragosto. Non si trovano nei luoghi turistici di tendenza, ma sono loro a vivere, lì, l’essenza della festa: lo stare insieme, la tavola condivisa, la risata possibile, anche se sottovoce.
La distanza tra i due paesi è evidente, ma la somiglianza più profonda sta proprio negli spazi non ufficiali delle feste nazionali. Ferragosto e Carnevale non accadono solo sulle spiagge affollate o nelle strade decorate. Si svolgono anche negli appartamenti silenziosi di Roma e nelle sale comuni di un ospizio a Belo Horizonte. Ed è proprio in questi luoghi che la festa, a volte, si rivela più sincera: priva di spettacolo, ma carica di significato.


La grande delicatezza di Pranzo di Ferragosto sta nel non trasformare tutto questo in melodramma. Gianni cucina, serve il vino, fa del suo meglio. Le signore discutono, dormono, si infastidiscono e, alla fine, ridono insieme. È poco, ma è tutto. È ciò che resta quando il rumore della festa non arriva — ed è ciò che nasce quando il mondo, per un giorno, permette a queste vite di incontrarsi con dolcezza.
Forse è questa la domanda che il film ci lascia: come ci prendiamo cura di chi non è più al centro della festa? Come creiamo spazi in cui la cultura non sia celebrata solo da chi può correrle dietro, ma anche da chi ha bisogno che essa arrivi fino alla sua porta?
Il pranzo di Ferragosto e il ballo di Carnevale in una casa di riposo possono sembrare piccoli davanti alla grandiosità delle celebrazioni ufficiali. Ma custodiscono un’altra grandezza: quella di mantenere viva, a qualsiasi età, la capacità di celebrare.

