Rosana Paulino: rifare il corpo, riorganizzare l’archivio, pensare il Brasile

Di Vilma Bieniek

Rosana Paulino (San Paolo, 1967) vive e lavora a San Paolo ed è oggi una delle artiste brasiliane di maggiore riconoscimento internazionale. La sua traiettoria si è consolidata attraverso un’opera rigorosa, costruita nel corso di decenni, che intreccia ricerca storica, pensiero visivo e posizionamento etico. La portata del suo lavoro non deriva da una lettura contingente né da una valorizzazione tardiva, ma dalla coerenza di una produzione che affronta direttamente le strutture coloniali che hanno plasmato il Brasile e continuano a operare nel presente. Nel 2026 è stata invitata a partecipare alla Biennale di Venezia, a ulteriore conferma della rilevanza internazionale della sua ricerca.

La geometria brasiliana arriva nel Paradiso tropicale, 2020

La presenza costante della sua opera in istituzioni di riferimento in Brasile, nelle Americhe e in Europa conferma questa centralità. Mostre personali recenti in spazi come Mendes Wood DM, a San Paolo e New York, il Museo de Arte Latinoamericano de Buenos Aires (MALBA) e la Casa Museu Eva Klabin si affiancano alla partecipazione a grandi esposizioni collettive, tra cui la Biennale di Venezia, la Biennale di San Paolo, il Centre Pompidou-Metz, l’Art Institute of Chicago e la National Gallery of Art di Washington. Questo riconoscimento istituzionale accompagna l’attualità di un pensiero che dialoga con i dibattiti globali sulla colonialità, la memoria, i musei e la riparazione simbolica.

Formata in Arti Plastiche presso la Escola de Comunicações e Artes dell’Universidade de São Paulo (ECA-USP), con dottorato in Arti Visive e specializzazione in incisione a Londra, Rosana Paulino ha sviluppato una pratica che combina rigore accademico e saperi manuali. Cucitura, ricamo, sutura e montaggio non compaiono nella sua opera come gesti decorativi, ma come linguaggio critico. Sono procedimenti storicamente associati allo spazio domestico e femminile che, trasposti nel campo dell’arte contemporanea, diventano strumenti di pensiero. Nella sua pratica, il fare manuale produce teoria.

Signora delle piante, Spada di Iansã, 2022

Uno degli assi centrali della sua opera è il confronto con il razzismo scientifico — l’insieme di pratiche e immagini prodotte soprattutto nel XIX secolo per giustificare gerarchie razziali sotto il discorso della scienza. Riprendendo fotografie antropometriche, illustrazioni di storia naturale, disegni anatomici e archivi istituzionali, l’artista smonta l’idea di neutralità scientifica. Gli interventi realizzati attraverso la cucitura, la frammentazione e la ricomposizione rivelano come il sapere sia stato storicamente strumentalizzato per classificare e disumanizzare i corpi neri. L’archivio, nella sua opera, cessa di essere fonte di autorità per diventare un campo di contesa etica e politica.

Questo gesto critico si approfondisce in serie che formulano un’immagine incisiva del paese, come in Brasile: un paese da esplorare. In questi lavori, Paulino rende esplicita una logica che attraversa la storia brasiliana sin dalla colonizzazione: il Brasile concepito come un grande magazzino, organizzato per l’estrazione continua di risorse naturali, forza lavoro, corpi e saperi. Piante, radici, frammenti anatomici e corpi femminili neri appaiono sottoposti allo stesso sguardo classificatorio, evidenziando che lo stesso sistema che ha catalogato la natura ha catalogato anche le persone.

Pesce, dalla serie Mangrovie, 2023

Avvicinando botanica, anatomia e cartografia, l’artista dimostra che lo sfruttamento non è mai stato solo economico. È stato — e continua a essere — simbolico, epistemico e affettivo. Il corpo femminile nero emerge come estensione del territorio sfruttato: invaso, appropriato, controllato ed esausto. Il Brasile-magazzino non è soltanto una metafora storica, ma una logica persistente che struttura le relazioni di potere contemporanee.

Serie: Nasciture
Opera: Signora delle Piante
Data: 2023

Un altro aspetto fondamentale del suo pensiero è la comprensione del trauma come esperienza continua. Per Rosana Paulino, la schiavitù non appartiene solo al passato; i suoi effetti attraversano il tempo e restano inscritti nei corpi e nelle soggettività. Il suo lavoro non mira a cancellare questo trauma, ma a elaborarlo. Cucire, suturare e ricomporre diventano gesti simbolici di ricostruzione identitaria. Non si tratta di restaurare un’origine intatta — quell’origine è stata irrimediabilmente ferita —, ma di creare un corpo possibile, consapevole della propria storia e capace di riorganizzarsi.

In questo processo, l’artista afferma anche la centralità di un popolo storicamente represso e schiavizzato che, nonostante la violenza estrema, ha sostenuto materialmente e simbolicamente la formazione del Brasile. Un popolo che ha prodotto cultura, saperi, affetti e struttura sociale, ma che è stato sistematicamente cancellato dalle narrazioni ufficiali. La sua opera insiste su questa contraddizione fondativa: coloro che sono stati disumanizzati sono anche quelli che hanno costruito il paese. Non c’è idealizzazione in questo gesto, ma una restituzione storica.

Serie: La permanenza delle strutture
Opera: La permanenza delle strutture
Data: 2014–2016

Il riconoscimento istituzionale di Rosana Paulino accompagna l’urgenza del suo pensiero. Nel 2018 è diventata la prima artista nera brasiliana a realizzare una mostra personale alla Pinacoteca dello Stato di San Paolo, un momento decisivo nella revisione delle narrazioni della storia dell’arte nel paese. Da allora, la sua presenza in musei, biennali e collezioni internazionali conferma la rilevanza di un’opera che dialoga direttamente con i grandi dibattiti contemporanei su memoria, colonialità e politica dell’immagine.

L’arte di Rosana Paulino non offre conforto. Offre chiarezza. Riorganizzando archivi, rifacendo corpi e cucendo immagini, l’artista costruisce uno spazio in cui la memoria può essere affrontata senza essere cancellata. In un mondo ancora strutturato da disuguaglianze ereditate dal colonialismo, la sua opera si impone come una delle forme più coerenti di pensiero visivo della contemporaneità.