Igor Esposito

di Rossella Tempesta

ll mio rapporto con la poesia risale all’infanzia e lo devo in primis a mia madre. Ero un bambino, non sapevo né leggere né scrivere, e lei mi leggeva Gianni Rodari. Credo che la musicalità legata alla scrittura e il mio orecchio siano stati educati proprio da queste letture materne. Mi viene in mente, a proposito di questo aspetto, il grande filologo Gianfranco Contini a cui fu chiesto come riusciva a cogliere il valore di un testo. Rispose: “Metto l’orecchio sulla pagina e ascolto.”Dalle letture materne sono passato alle mie letture di ragazzo, affascinato dalla poesia, perché è il luogo supremo del linguaggio e riesce a riportare con estrema sintesi le fondamentali esperienze umane, mantenendo viva una forte polisemia.

Ho così letto tutti i grandi poeti della tradizione italiana. Dante e Leopardi su tutti, ma amo molto anche le liriche del Tasso e le ottave dell’Ariosto, per poi passare ai grandi poeti stranieri. È difficile fare qualche nome, ma se proprio devo ricordo lo stupore che mi regalò la lettura delle poesie di Eugenio Montale, Umberto Saba, Alfonso Gatto, Mario Luzi, Sandro Penna, Pier Paolo Pasolini, Amelia Rosselli, Edoardo Sanguineti, Dario Bellezza; poeti anche molto diversi e, in alcuni casi, stilisticamente lontanissimi. Ma la meraviglia più grande me la regalarono I fiori del male di Baudelaire e, soprattutto, la lettura di Rimbaud e Lautrémont, che considero i poeti assoluti, perché come dice l’amatissimo Roberto Bolaño chi davvero attraversa i loro versi si brucia. Poi, sempre per restare all’estero, citerei due poeti la cui giovanile lettura è stata fondamentale: Ginsberg e Majakovskij, perché fanno piazza pulita e incendiano tutto ciò che ha a che fare col “poetese” e il letterario posticcio. Infine il trio dell’amore: Rilke, Pasternak e Marina Cvetaeva.Da giovane poeta ho poi avuto la fortuna di divenire amico di due grandi poeti che considero i mei maestri: Franco Loi ed Elio Pecora. Sui versi di Franco Loi ho costruito una drammaturgia dando vita ad uno spettacolo El blues di Loi interpretato dalla grande attrice Milvia Marigliano, andato in scena a Milano e Napoli. Elio ha invece scritto la prefazione al mio primo e unico libro di poesie La memoria gatta finalista al Premio Napoli. Dalla poesia sono passato alla scrittura drammaturgica e al teatro per puro caso, incontrando il regista Francesco Saponaro e l’attore, regista e drammaturgo Peppino Mazzotta. A teatro andavo a vedere i grandi classici e probabilmente se non avessi incontrato questi due teatranti sarei rimasto uno spettatore. Loro lessero alcune mie poesie e mi spinsero a collaborare. Saponaro mi commissionò la scrittura di uno spettacolo che attraversava personaggi storici e mitologici da Nerone, Seneca, passando per la Sibilla cumana. Il lavoro fu prodotto dalla storica compagnia di Teatri Uniti, andò in scena sul lago d’Averno e il tempio di Apollo, interpretato da Licia Maglietta, Toni Servillo, Peppino Mazzotta e Giovanni Ludeno. Dopo qualche anno Peppino mi suggerì di scrivere un’Orestea. Nacque Radio Argo, uno dei miei testi più significativi. Era il 2011 e fu un grande successo di pubblico e critica.Recentemente lo abbiamo ripreso andando in scena alle Orestiadi di Gibellina sul mitico Cretto di Burri, successivamente al Teatro San Ferdinando Teatro Nazionale di Napoli e al Teatro India Teatro Nazionale di Roma. Il testo è stato da poco pubblicato da una delle migliori case editrici italiane per il teatro Cue Press insieme ad altri tre lavori con l’introduzione del grande italianista Matteo Palumbo.

La mia drammaturgia non ha però mai abbandonato la poesia anche perché credo che tra le due declinazioni ci siano molte assonanze. Ritmo, musicalità, sintesi e polisemia.Il teatro, come la poesia, non è un manifesto, né tende a dichiarare incontrovertibili verità, ma è piuttosto un campo di battaglia o “una stanza della tortura” dove prendono corpo e vita sentimenti, visioni spesso contradditorie che indagano l’umano.

L’anno scorso al Festivaletteratura di Mantova è andata in scena la mia ultima drammaturgia I poeti selvaggi di Roberto Bolaño. Una sorta di conferenza spettacolo che porta per la prima volta in Italia grandissimi poeti latinoamericani da me tradotti, tra cui segnalo il poeta cileno Bruno Montané Krebs, uno dei migliori poeti cileni viventi e grande amico di Bolaño, che un coraggioso editore napoletano, Magmata edizioni di Alfonso Gargano, ha recentemente pubblicato.Il libro dal titolo La tua lingua è una luna calda è curato e tradotto da me con un’introduzione di Elio Pecora. Tornando alla conferenza spettacolo direi che è un appassionante viaggio nel continente Latino Americano. Si attraversano contraddizioni, follie e orrori politici e, al contempo, la vita di questi poeti immensi e radicali. In scena io interpreto la voce narrante, il bravissimo Daniele Russo la voce dei poeti e il musicista Massimo Cordovani che ha fatto un meraviglioso lavoro di scavo e restituzione delle sonorità latine. Lo spettacolo lo riprenderemo questa estate in diversi Festival e al Teatro Bellini di Napoli tra ottobre e novembre.

Igor Esposito è nato a Napoli. Ha pubblicato versi su varie riviste e quotidiani e il testo teatrale Aida, Glifo Edizioni. I suoi testi sono stati portati in scena da alcuni dei più importanti interpreti del teatro e del cinema italiano, tra gli altri, Anna Bonaiuto, Valerio Binasco, Nicoletta Braschi, Cristina Donadio, Isabella Ferrari, Iaia Forte, Giovanni Ludeno, Licia Maglietta, Milvia Marigliano, Vincenzo Nemolato, Tonino Taiuti, Toni Servillo, Roberta Torre.È stato finalista al Premio Calvino e con il testo Orlando saltato è stato finalista al Premio Pergola Teatro della Toscana con menzione speciale del Presidente della giuria Franco Cordelli. Nel 2020 su Rai Radio 3 è andato in onda il poema L’erranza amorosa e la sua prima raccolta di versi La memoria gatta è risultata finalista al Premio Napoli. Nel 2022 ha pubblicato il romanzo L’azzardo scritto a quattro mani con Peppino Mazzotta, edito da Rizzoli.Recentemente ha curato due drammaturgie sull’opera di Pier Paolo Pasolini: Come un animale senza nome interpretazione e regia Lino Musella e Cado sempre dalle nuvole con Claudia Gerini e Mauro Gioia per la regia di Francesco Saponaro prodotto dal Teatro Nazionale di Napoli. Nel 2023 ha vinto il Premio Annibale Ruccello alla drammaturgia e con il riallestimento Radio Argo suite, interpretazione e regia Peppino Mazzotta, ha inaugurato la stagione del Teatro San Ferdinando-Teatro Nazionale di Napoli. Nel 2025 la casa editrice Cue Press ha pubblicato un volume dal titolo Teatro con quattro suoi testi: Radio Argo, Le sorelle A, Orlando Saltato, El delantero assassino.

(foto dell’archivio di Igor Esposito)