di Xavier Mistral
C’è un filo sottile, quasi invisibile ma d’acciaio, che unisce la progettazione di un giardino, il restauro di una memoria storica e la scrittura di una ballata folk. Questo filo ha un nome: Tullio Taffuri.
Architetto, storico dell’arte e cantautore, Taffuri non abita la musica come un semplice passatempo, ma come una necessaria estensione del suo sguardo sul mondo. Se con i suoi scritti su AnitArt ci ha abituati a una narrazione colta del patrimonio culturale, con la sua discografia ci conduce in territori dove la canzone d’autore italiana incontra la polvere e il vento del folk anglo-americano.
La discografia di Taffuri è un mosaico di influenze che partono dai “giganti” della parola — De Gregori, De André, Dylan, Cohen — per approdare a una cifra stilistica personalissima.

Per comprendere appieno la caratura di questo artista, è necessario ripercorrere le quattro tappe fondamentali della sua produzione: un percorso che va dall’introspezione acustica alla filosofia sociale, fino al mito cosmico.
1. “Canzoni”: lo scavo archeologico nell’anima

Il debutto con l’album “Canzoni” rappresenta il primo scavo archeologico di Taffuri nella materia sonora. In questo lavoro, l’artista opera una sorta di “restauro” della forma-canzone, spogliandola di ogni sovrastruttura commerciale per restituirla alla sua funzione primaria: il racconto nudo. La voce e lo strumento (chitarra e armonica) sono gli unici attrezzi di un cantiere poetico che guarda ai grandi padri del folk.
2. “Tullio Taffuri”: l’identità e la terra

Con il secondo album, l’omonimo “Tullio Taffuri” (2020), la narrazione si sposta verso una dimensione più identitaria e paesaggistica. Qui l’autore consolida il suo legame con la terra sidicina, pur mantenendo lo sguardo rivolto oltreoceano ed oltremanica. Brani come “Oh Mary”, ispirata a una lirica di Percy Bysshe Shelley, mostrano già la sua capacità di trasporre la grande letteratura in musica. Non si tratta di una semplice operazione intellettualistica, ma di un tentativo di rendere universale il sentimento privato, proprio come un architetto cerca di rendere abitabile uno spazio astratto.
È un disco di assestamento e di conferma, dove l’empatia diventa la chiave di lettura del mondo. Le canzoni iniziano a configurarsi come “fantasie musicali” in cui il ritmo della chitarra scandisce il tempo della memoria, unendo il folk rurale campano alle ballate di protesta americane.
3. “Utopie”: il grande Concept Album filosofico

Se i primi lavori erano indagini sull’individuo e sul territorio, il terzo album, “Utopie” (2023), rappresenta il vero “giro di boa” verso una musica pensata come architettura sociale. In un panorama musicale dominato da singoli effimeri, Taffuri sceglie la strada coraggiosa del concept album. “Utopie” non è solo un disco, ma un manifesto politico e filosofico. È un viaggio attraverso i sogni dell’umanità, un’opera che rilegge i tentativi dell’uomo di costruire società ideali.
Il disco si muove su binari storici precisi: dalle visioni di Platone alla “Città del Sole” di Tommaso Campanella, fino ad approdare alla Colonia Cecilia, l’esperimento anarchico di fine Ottocento in Brasile.
Taffuri non celebra il successo di queste visioni, ma la nobiltà del tentativo e la necessità umana di continuare a immaginare l’impossibile contro il grigiore del presente.
È un’opera densa, che richiede ascolto attento, ponendo l’autore tra i pochi “intellettuali della nota” rimasti in Italia.
4. “Tra Atlantide e Londra”: il porto della maturità

Recentemente pubblicato per l’etichetta Oiné Record, l’ultimo progetto “Tra Atlantide e Londra” segna la maturità definitiva e chiude, idealmente, il cerchio aperto con le utopie storiche. Il titolo stesso suggerisce una tensione tra il mito e la realtà: da un lato Atlantide, l’isola leggendaria sommersa; dall’altro Londra, la metropoli reale, centro nevralgico della cultura folk.
In questo album, Taffuri ricuce il legame tra la tradizione e la visione cosmica. La produzione si fa più stratificata, pur mantenendo un’essenzialità sacrale.
- “Abissi Cosmici”: Brano iniziale dell’opera, evoca l’immagine di giardini inabissati e templi di una memoria inviolata. È un inno alla profondità contro la dittatura della superficie.
- “Ai campi ai campi”: Una preghiera laica come un’orazione alla natura che riporti le azioni ad una necessaria identità dell’Uomo
- “Annabel Lee”: Il ritorno al legame con Edgar Allan Poe conferma la sua vocazione di “traduttore” di bellezza universale.
- “La luce”: Un viaggio onirico, quasi psichedelico, nel momento originario della creazione.
- “Nova Lex”: Una riflessione sulla necessità di nuove regole etiche, basate sull’armonia e sul rispetto del paesaggio umano e naturale.
La musica come atto di resistenza

Per Tullio Taffuri, comporre è un atto di resistenza culturale. Come nei suoi articoli su AnitArt, dove analizza il paesaggio con l’occhio dell’esperto, nelle sue canzoni ci invita a rallentare il passo.
La sua è una musica “paesaggistica”: ogni brano è uno spazio da abitare, un sentiero da percorrere tra le rovine del tempo e le luci del futuro. Dalle ballate di “Canzoni” alle visioni di “Tra Atlantide e Londra”, Taffuri si conferma una voce originale e necessaria, capace di far dialogare le radici della sua terra con l’infinito degli abissi cosmici.
Discografica Essenziale
- Canzoni (2016): L’esordio letterario e acustico.
- Tullio Taffuri (2020): Il consolidamento dell’identità folk.
- Utopie (2023): Il concept album sulla storia dei sogni collettivi.
- Tra Atlantide e Londra (2025): Il viaggio tra mito, poesia e modernità.
Multimedia
Vi invitiamo all’ascolto di “Abissi Cosmici”, il brano che meglio sintetizza l’atmosfera dell’ultimo capolavoro di Taffuri:
Guarda il video di “Abissi Cosmici” su YouTube


