Grafite e mistero di Lucas Fier

Testo dell’artista rielaborato e organizzato dalla Redazione ANITART

L’opera a grafite di Lucas Fier si fonda su una dichiarazione poetica precisa: il simbolo è l’asse portante della creazione artistica. La sua ricerca, radicata nel surrealismo e nel simbolismo e riconducibile anche all’arte visionaria, non mira a rappresentare la realtà visibile, ma a rivelarne le stratificazioni invisibili.

Per l’artista, il simbolo non è decorazione né allegoria didascalica, bensì strumento di conoscenza. Come nel Simbolismo di fine Ottocento, l’immagine diventa veicolo di significati nascosti; come nel Surrealismo, si interroga il confine tra oggettivo e soggettivo, tra coscienza e inconscio. Ne emerge una poetica che attraversa mito, religione, psicoanalisi e filosofia, esplorando le zone liminali dell’esistenza.

Vita e morte, desiderio ed erotismo, trauma e conoscenza costituiscono i nuclei tematici ricorrenti. Tali dimensioni non sono trattate come concetti astratti, ma come tensioni incarnate nel corpo e nella materia.


Coagula: nascere come caduta

In Coagula, Fier elabora una meditazione sulla nascita come trauma originario. Vivere implica sofferenza; non esiste incarnazione senza dolore. La corona di spine richiama il martirio cristiano e l’idea dell’incarnazione come sacrificio: il divino che si fa carne è già inscritto nella logica del patire.

La figura materna, associata etimologicamente alla materia (mater), diventa simbolo dell’origine, di ciò che precede l’individualità. Il suolo rappresenta il mondo sensibile, luogo di piacere e dolore inseparabili. Gli alberi morti evocano la temporalità e l’inevitabilità della fine.

Il serpente, tuttavia, non è ridotto a figura del male: è desiderio, impulso verso il sapere, forza che introduce l’umanità nella conoscenza. Il cosiddetto peccato originale viene reinterpretato come iniziazione alla coscienza. L’ouroboros — serpente che si morde la coda — suggella l’idea della ciclicità dell’esistenza, tra eterno ritorno e rinnovamento continuo.

L’opera intreccia riferimenti cristiani, gnostici e orientali, suggerendo che la materia non sia opposizione allo spirito, ma campo della sua manifestazione.


Autoritratto: la dissoluzione dell’io

Nell’Autoritratto, l’artista affronta la morte come dissoluzione dell’ego e reintegrazione nella natura. La germinazione delle piante sul corpo allude alla decomposizione che genera nuova vita: il ciclo naturale sostituisce l’illusione di permanenza.

Vi è un’ironia consapevole: un autoritratto che nega la fissità dell’identità. L’“io” non è entità stabile, ma flusso transitorio. L’opera dialoga con esperienze estatiche e con la percezione dell’impermanenza come verità ontologica.


Apparizione del Serpente: erotismo e conoscenza

Formalmente ispirata all’Art Nouveau, con la sua tensione a fondere arte e decorazione, Apparizione del Serpente presenta uno spazio saturo di motivi floreali e privo di prospettiva tradizionale. L’eccesso ornamentale genera una dimensione sospesa, quasi edenica.

La coppia nuda richiama Adamo ed Eva, ma con una frontalità che rompe la censura iconografica della tradizione religiosa. Il serpente assume una valenza esplicitamente sessuale: il peccato originale viene reinterpretato come scoperta del desiderio.

In questa lettura, la sessualità non è colpa ma passaggio iniziatico. Desiderio e conoscenza coincidono. L’erotismo diventa forza generativa e rivelatrice.


Estasi: tra Eros e morte

In Estasi, Fier propone una rilettura eretica del martirio di San Sebastiano. Il corpo trafitto dalla freccia, attraversato dal dolore, manifesta simultaneamente segni di eccitazione. Dolore ed estasi si sovrappongono.

L’opera mette in dialogo sacro ed erotico, pulsione di vita e pulsione di morte. L’estasi non è solo piacere, ma esperienza-limite: dissoluzione dell’ego e contatto con il tutto. La morte appare come reintegrazione, non come semplice annientamento.


Grafite e mistero

La scelta della grafite intensifica la dimensione introspettiva. L’assenza di colore concentra lo sguardo sul disegno, sulle sfumature, sulla precisione minuziosa. Ne scaturisce un’atmosfera atemporale, sospesa tra visibile e invisibile.

L’opera di Lucas Fier si offre alla lettura ma resiste alla spiegazione totale. Come i sogni e i miti cui l’artista si richiama, essa conserva un nucleo irriducibile di mistero.

Organizzato a partire dal testo dell’artista, questo percorso restituisce una ricerca coerente e stratificata, in cui simbolo, corpo e trascendenza si intrecciano in un’indagine continua sul senso dell’esistere.