Munir Hossn: l’architetto dei suoni senza sonfini

di Xavier Mistral

Esistono artisti che abitano la musica come se fosse una geografia in continua espansione, un territorio dove le frontiere non sono limiti, ma punti di contatto. Munir Hossn è, senza dubbio, uno di questi rari cartografi del suono. Brasiliano di nascita, ma cittadino del mondo per vocazione e sangue (con radici che affondano in Libano, Italia, Angola e nelle comunità indigene del Brasile), Hossn incarna l'essenza stessa della "World Music" nel suo significato più nobile e meno commerciale.

L’Alchimia del Ritmo

Ascoltare Munir Hossn significa immergersi in un flusso dove il rigore del jazz incontra la visceralità dei ritmi afrobrasiliani e la complessità melodica del Medio Oriente. Polistrumentista sopraffino - capace di passare dal basso alla chitarra e alle percussioni con una naturalezza quasi disarmante - Munir non usa lo strumento per esibire tecnica, ma per tessere una trama narrativa.

Il suo basso non si limita a scandire il tempo: canta, percuote, interroga. È uno strumento a fiato nelle sue mani, capace di fraseggi di una delicatezza estrema, per poi trasformarsi in una sezione ritmica completa nell'istante successivo.

Un Mosaico d'Identità

Il progetto "Made in North" è forse l'esempio più fulgido della sua filosofia. Qui, il Nord del Brasile diventa il baricentro di un’esplorazione che tocca Parigi, l’Avana e il Medio Oriente. La sua musica è un dialogo costante tra il groove urbano e la memoria ancestrale.

"La mia musica è come il mio sangue: un miscuglio inarrestabile. Non cerco di fondere le culture, cerco di mostrare che sono già unite."

In questa frase si legge la missione di Munir. Collaborazioni con giganti come Joe Zawinul, Hermeto Pascoal o Quincy Jones non sono state semplici tappe di una carriera, ma stazioni di un pellegrinaggio artistico volto a decodificare il linguaggio universale del ritmo.

Perché Munir Hossn oggi?

In un’epoca di algoritmi e produzioni spesso omologate, Munir Hossn rappresenta la resistenza dell'autenticità. La sua estetica è un invito alla curiosità, un monito contro l'isolamento culturale. Per i lettori di AnitArt, Munir è la prova che l'arte contemporanea può essere complessa senza essere elitaria, e profonda senza perdere il piacere primordiale della danza.

Guardando Munir sul palco, si percepisce che ogni nota è un atto di libertà. Ed è proprio questa libertà che ci spinge a seguirlo nei suoi labirinti sonori, certi che, alla fine del viaggio, ne usciremo non solo più ricchi, ma più connessi al battito del mondo.

L’Esperienza Live: Un Rituale di Energia Cinetica

Se le registrazioni in studio di Munir Hossn sono geometrie perfette, i suoi concerti sono organismi viventi, imprevedibili e pulsanti. Vederlo dal vivo, come accaduto recentemente nei principali festival jazz europei, significa assistere a una vera e propria liturgia del ritmo.

Munir Hossn & Elas

Sul palco, Munir non si limita a suonare; egli abita lo spazio. La sua presenza scenica è magnetica: lo si vede passare dal basso elettrico alla chitarra acustica, per poi chinarsi su un set di percussioni ibrido, il tutto con una fluidità che annulla la distinzione tra uomo e strumento. In tour con il progetto "Elas", Munir ha dimostrato una sensibilità rara nel dirigere ensemble di sole donne, creando un contrappunto perfetto tra la sua forza percussiva e le sfumature melodiche delle sue collaboratrici.

Il concerto diventa così un viaggio sensoriale. Non è raro vederlo coinvolgere il pubblico in complessi intrecci poliritmici, trasformando la platea in un’estensione della sua sezione ritmica. In questi momenti, la barriera tra "esecutore" e "spettatore" crolla: resta solo la vibrazione pura, quel groove che Munir definisce come una lingua madre universale.

Nelle sue performance più recenti, emerge una maturità nuova: c'è spazio per il silenzio, per il soffio, per momenti di intimità solistica che lasciano il pubblico sospeso, prima di ripartire con esplosioni sonore che mescolano il funk più serrato con le armonie del Nordest brasiliano. Chi esce da un suo live non porta con sé solo il ricordo di una tecnica prodigiosa, ma la sensazione di aver respirato, per un paio d'ore, un'aria più libera e vibrante.

Munir con Lee Reetenour - photo: Roberto Cifarelli

Discografia Essenziale: Per iniziare il viaggio

Per chi volesse esplorare l'universo di Hossn, ecco tre tappe fondamentali:

  • Made in North (2016): L'opera manifesto. Un ponte tra il Brasile profondo e le sonorità globali.
  • Vibe (2019): Un album che esplora il concetto di energia e vibrazione, con un focus marcato sul basso elettrico.
  • Elas (2022): Un omaggio all'universo femminile, dove Munir collabora con talentuose musiciste da tutto il mondo, creando un suono delicato ma estremamente potente.

Nota Biografica

Munir Hossn è nato in Brasile nel 1981. Fin da giovanissimo ha respirato la diversità culturale della sua famiglia, iniziando a suonare professionalmente a soli 10 anni. Dopo aver girato il mondo e vissuto in Europa, ha consolidato la sua reputazione di produttore, compositore e polistrumentista. Ha condiviso il palco e lo studio con leggende come Joe Zawinul, Hermeto Pascoal, Quincy Jones, Lee Reetenour, Alfredo Rodriguez e Wynton Marsalis, diventando una delle figure più influenti del jazz contemporaneo e della musica transculturale.

(le foto sono state prelevate da un suo profilo social in attesa di poter contattare Munir per avere le sue proprie foto)