Di Vinicius Siqueira de Lima
Il testo analizza la ricezione dell’opera d’arte alla luce di Bourdieu e Foucault, sostenendo che il significato di una produzione non emani soltanto dall’autore, ma anche dallo sguardo socialmente costruito del fruitore. L’autore argomenta che esiste una frattura di classe nella percezione estetica: mentre il campo artistico legittimo valorizza la forma e l’autonomia dell’opera, il pubblico dotato di minore capitale culturale tende ad applicare criteri dell’“etica della vita”, riducendo la creazione a una funzione morale o biografica. Questa dinamica trasforma la “posizione-autore” nel centro del giudizio, rivelando come l’interpretazione dell’arte sia modellata da habitus differenti e dalla segregazione sociale, che stabilisce chi possiede i criteri per separare l’oggetto artistico dalla moralità di chi lo ha creato.
Quando l’opera d’arte viene prodotta, non appartiene più all’autore. Nel momento in cui l’autore la crea, essa diventa un oggetto. Anche quando è il prodotto della coscienza dell’autore, anche quando nasce dallo sforzo solitario del creatore, l’opera d’arte non si costituisce soltanto attraverso il lavoro, ma anche attraverso lo sguardo. Questo testo intende inserirsi nella stessa conversazione avviata dalla ricercatrice Lorena Varela nel testo “Esiste un crimine nella letteratura?”, pubblicato su Medium dell’UNIFESP.
Lo sguardo non è un atto meramente soggettivo, poiché è una pratica sociale. Guardare significa applicare le trame del linguaggio sull’oggetto e renderlo riconoscibile, anche quando ciò avviene attraverso l’estraneità. Guardare significa applicare il discorso nello stesso momento in cui il discorso ci guida, come è sottinteso nelle archeologie del sapere foucaultiane, soprattutto ne “La nascita della clinica” (1977). Forse ciò è facilmente osservabile anche nella “Storia della follia” (2012), nella misura in cui lo sguardo rivolto al folle — la possibilità di identificarlo senza la necessità della presenza di un medico — costituisce uno degli enunciati delimitati da Michel Foucault.
Anche ciò che è estraneo è un segno linguistico e definisce la posizione dell’opera rispetto all’insieme delle opere riconoscibili e classificabili. La mancata classificazione di ciò che è estraneo è, di per sé, una classificazione fluida che raccoglie tutto ciò che non rientra nelle categorie abituali di comprensione del prodotto artistico.
Ricezione
Al di là della relazione dell’autore con la propria produzione, esiste dunque una seconda relazione rilevante e forse primaria: quella del fruitore con l’opera. Quest’ultimo, a sua volta, non entra in contatto con l’opera a partire dal nulla. Il suo contatto avviene all’interno di una società strutturata, con circuiti di distribuzione e di legittimazione dell’arte, con l’autonomia di un campo artistico (Bourdieu, 1996). Tutti questi elementi vengono incorporati dai soggetti nel corso della loro vita.
L’arte legittima o illegittima, l’arte buona o pessima, l’arte che ha o non ha senso, esistono tutte all’interno di una struttura di distribuzione e legittimazione che rende possibile l’esistenza stessa dell’arte come oggetto principale dello sguardo di determinati agenti sociali, collocati in determinate posizioni, con specifici ruoli e funzioni. Lo sguardo dello spettatore passivo non sarà lo stesso di quello prodotto dal critico di una rivista specializzata.

Detto questo, l’opera circola. L’agente sociale trova nell’opera la concretizzazione di un gusto socialmente inculcato. Un gusto sempre in disputa. Questa non è, evidentemente, l’unica dimensione dell’opera. Essa può partecipare a uno sguardo biografico o psicologico, servendo come base per ricostruire la traiettoria di vita o le tensioni personali di un autore; può essere osservata a partire dalle sue condizioni di produzione; può essere vista come il segno creativo di una coscienza libera e così via. Di fronte a tante forme di osservare l’arte, lo sguardo esterno al campo artistico tende a essere etico, concentrato sulla posizione dell’autore.
## L’autore
La posizione dell’autore è un elemento fondamentale nella centralizzazione etica dello sguardo profano sull’arte. Secondo Pierre Bourdieu, gli agenti sociali che non hanno accumulato lo specifico capitale culturale artistico — necessario per costruire strutture cognitive capaci di permettere il distacco e il successivo riconoscimento dell’opera come parte di un movimento, di una storia, di una tendenza o di un concetto — tendono ad applicare una serie di criteri di comprensione fondati sull’etica della vita.
“Banner Kindle”
In questo modo, l’opera non è un oggetto, ma l’espressione di una vita. Simboleggia una relazione funzionale con l’opera o, aggiungo io, con l’autore. L’opera, dunque, serve a qualcosa. O è abbastanza bella da essere collocata nel mio salotto, oppure è abbastanza brutta da non volerla più vedere; oppure, al limite, mi dice molto su chi l’ha realizzata, proprio nella misura in cui non mi dice nulla di sé stessa.
L’etica della vita come meccanismo di attribuzione di significato all’opera è il risultato di un’esistenza priva dell’ingresso dell’agente in spazi nei quali circolano e possono essere incorporati le regole dell’arte e lo specifico capitale culturale. Questo capitale specifico viene assimilato fin dalla prima infanzia, nelle famiglie permeate dalla cultura legittimata, dal momento in cui il bambino entra in contatto con opere differenti, strumenti musicali, storia dell’arte, produzioni cinematografiche diverse, teatro e musei, in quanto membro legittimo e, poco a poco, sempre più capace di comprendere gli elementi culturali che si presentano al suo sguardo.
Da qui nasce lo sguardo sicuro sull’opera. Lo sguardo che coglie la forma, non soltanto la funzione. L’opera è qualcosa, non serve soltanto a qualcosa (Bourdieu, 2017).
La posizione-autore, concentrando la responsabilità giuridica e il lavoro di produzione di un’opera in una prospettiva etica, tende inoltre a concentrare la responsabilità etica della sua produzione e, al limite, la radice stessa del significato dell’opera. Se viene prodotta un’opera sull’incesto, si ritiene probabilmente che l’autore abbia una relazione intima con questo tema.
## Distinzione
Lo sguardo rivela così anche una forma specifica di distinzione, nella misura in cui l’osservazione della forma e quella della funzione operano su piani diversi e corrispondono ad agenti sociali costituiti da habitus — sistemi di disposizioni pratiche per comprendere e agire nel mondo — differenti.
In questo modo, le opere destinate agli individui esterni al circuito artistico, i libri da edicola, i romanzi scritti da ghostwriter, tendono ad affrontare temi comuni, con una struttura narrativa convenzionale e una costruzione prevedibile dei personaggi. Funzionano quasi come una rivelazione del desiderio del lettore, scritto nel libro, e al tempo stesso come una conferma identitaria: l’autore “è con me”, “mi comprende”, “mi descrive”.
I libri tabù, che affrontano tematiche difficili e controverse, restano invece circoscritti a un ambiente nel quale le istanze di validazione e di critica sono più importanti dei numeri di vendita. La divisione nelle modalità di relazionarsi con il libro coincide con una divisione nella distribuzione del capitale culturale che, a sua volta, tende a coincidere con una divisione di classe.
La vita culturalmente arricchita delle classi medie e alte permette a un numero maggiore di individui appartenenti a questi strati di entrare nei circoli culturali legittimati e, ancor più, consente la continua legittimazione delle stesse forme di produzione culturale, riproducendo le forme della distinzione e del dominio.
L’avvicinamento del soggetto all’opera come rappresentazione etica dell’autore è dunque il prodotto di una divisione esistente all’interno di una società segregata: la vita dell’autore conta più di ogni altra cosa nella misura in cui, non avendo quasi alcun criterio per valutare l’opera come oggetto artistico separato dalla posizione-autore, non resta che giudicarla a partire dalla sua moralità.
“Banner del corso sull’analisi del discorso secondo Michel Foucault”
## Riferimenti bibliografici
BOURDIEU, Pierre. “As regras da arte: gênese e estrutura do campo literário”. San Paolo: Companhia das Letras, 1996.
BOURDIEU, Pierre. “A distinção: crítica social do julgamento”. 2ª edizione, Porto Alegre, RS: Zouk, 2017.
FOUCAULT, Michel. “O Nascimento da Clínica”. Rio de Janeiro: Forense Universitária, 1977.
FOUCAULT, Michel. “História da Loucura na Idade Clássica”. San Paolo: Perspectiva, 9ª edizione, 2012.
“Vinicius Siqueira”

Instagram: @viniciussiqueiract
Vinicius Siqueira de Lima ha conseguito un master ed è dottorando presso il PPG in Educazione e Salute nell’Infanzia e nell’Adolescenza dell’UNIFESP. Ha inoltre una specializzazione post-laurea in sociopsicologia presso l’Escola de Sociologia e Política de São Paulo ed è curatore editoriale di “Colunas Tortas”.

