Immersione e Reverenza: Note sulla Curatela del Periferia dell’Impero Film Festival

di Vilma Bieniek

Partecipare alla curatela del Periferia dell’Impero – Concorso Internazionale per Cortometraggi, promosso dal Circolo Cinematografico Arci Matidia APS di Sessa Aurunca, è stata un’esperienza profondamente trasformativa. Tra 168 cortometraggi iscritti, ne sono stati selezionati 18 per la fase finale. In questo momento, sono immersa nella fase di valutazione di queste opere e, a ogni visione dedicata, mi riscopro connessa all’universo potente e multiforme del cinema.

Guardare questi film con attenzione totale — occhi, orecchie e spirito consegnati allo schermo — è un atto di reverenza. Si tratta di onorare il cinema nella sua totalità: le immagini, le atmosfere, i silenzi e i suoi gridi. Come scriveva André Bazin, “il cinema è un avvenimento ontologico; esso mette in movimento la realtà stessa” (Che cos’è il cinema?).

Affinché questa realtà ci colpisca in tutta la sua pienezza, è necessario curare la forma in cui ci viene presentata. La proiezione in uno spazio adeguato non è soltanto una questione tecnica — è parte integrante dell’opera. L’architettura sonora e visiva di ogni film richiede condizioni di visione che ne rispettino l’estetica e il ritmo. Walter Benjamin ci ha già messo in guardia: nell’epoca della riproducibilità tecnica, il cinema rischia di perdere la sua “aura” se non viene vissuto come opera viva, in presenza e con attenzione (L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, 1936). L’oscurità della sala, la nitidezza dell’immagine, la potenza del suono: tutto questo fa parte dell’esperienza cinematografica.

Ciò che più mi colpisce in questa curatela è la pluralità dei percorsi che i cortometraggi propongono. Alcuni film sono fatti di delicate riflessioni che toccano il cuore con dolcezza; altri ci provocano con umorismo tagliente e rivelazioni inaspettate; altri ancora spalancano le tensioni sociali, le urgenze politiche, le ferite collettive. Ognuno, a modo suo, riafferma il cinema come forza viva — sensibile, critica, trasformativa.

Sì, il cinema è forza. È potenza. È rivoluzione.

I film selezionati per il Periferia dell’Impero sono, senza eccezione, opere che meritano di essere viste, ascoltate e pensate. Offrono sguardi originali, prospettive provocatorie e poetiche diverse che attraversano confini e ci ricordano la vitalità del cortometraggio come forma d’arte. Sono film che dialogano con il presente senza rinunciare alla densità simbolica che il cinema può raggiungere.

Sarà un privilegio vederli proiettati nel suggestivo Castello Ducale di Sessa Aurunca, risalente al X secolo, nei giorni 22, 23 e 24 luglio. L’incontro tra questa architettura antica e le narrazioni contemporanee rappresenta, di per sé, una potente metafora: il passato che accoglie il nuovo, la pietra che riceve la luce viva dello schermo.

Essere parte di questo festival, per me, è più di un impegno curatoriale. È un ritorno a ciò che mi muove: la profonda convinzione che il cinema possa trasformare il modo in cui guardiamo il mondo — e che questa trasformazione inizi quando scegliamo di guardare con attenzione.

Riferimenti bibliografici:

  • BAZIN, André. Che cos’è il cinema? Torino: Lindau, 2002.
  • BENJAMIN, Walter. L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Torino: Einaudi, 2000.
“Testo scritto in lingua portoghese brasiliana, tradotto in italiano con l’ausilio di sistemi avanzati di traduzione digitale.”