La traiettoria della Biennale di San Paolo

di Vilma Bieniek

La Biennale Internazionale d’Arte di San Paolo, fondata nel 1951, è oggi la più antica esposizione d’arte contemporanea dell’America Latina e la seconda al mondo, dopo la Biennale di Venezia. In oltre settant’anni non ha soltanto presentato opere e artisti, ma ha anche riflesso le contraddizioni e i dilemmi del Brasile. La sua storia percorre un arco che va dalle origini eurocentriche, segnate dall’importazione di modelli europei e nordamericani, fino all’attuale configurazione come spazio plurale, decoloniale e inclusivo.

I primi anni: la vetrina eurocentrica (1951–1960s)

Ideata da Ciccillo Matarazzo e Yolanda Penteado, la Biennale si ispirava direttamente alla Biennale di Venezia. L’obiettivo era inserire il Brasile nella mappa dell’arte moderna internazionale, portando nel paese nomi consacrati per “educare” il pubblico nazionale.

  • Già alla 2ª Biennale (1953), la presenza della Guernica di Picasso simboleggiava il peso europeo che dominava la mostra (Fábio Magalhães, Bienais de São Paulo: da era do museu à era dos curadores, Edusp, 2001).
  • Nelle prime edizioni il Brasile appariva più come ricevente che come protagonista. Lo sguardo restava eurocentrico: la legittimità proveniva da fuori.

Rottura e resistenza (1969–1980s)

Il grande spartiacque fu la 10ª Biennale (1969), conosciuta come Biennale del Boicottaggio. In piena dittatura militare e sotto l’AI-5, artisti e interi paesi si rifiutarono di partecipare, lasciando sale vuote che si trasformarono in simbolo di resistenza (Lisette Lagnado, Bienal 50 Anos: 1951–2001).
Negli anni Ottanta, con la redemocratizzazione, emerge la figura del curatore indipendente, come Walter Zanini (16ª Biennale, 1981). Egli rompe con il formato del “salone delle nazioni” e apre spazio a linguaggi sperimentali: performance, installazione, video. La Biennale inizia a reinventarsi come laboratorio critico.

Globalizzazione e crisi (1990s–2000s)

Gli anni Novanta inseriscono la Biennale nei dibattiti globali su multiculturalismo, identità e post-colonialismo. Artisti africani, asiatici e latinoamericani acquistano visibilità, incrinando progressivamente l’asse eurocentrico.
Ma emergono anche tensioni: la 28ª Biennale (2008) è passata alla storia come la Biennale del Vuoto, quando un intero piano fu lasciato senza opere, in un gesto concettuale per interrogare la funzione delle biennali nel XXI secolo (Paulo Herkenhoff, “O vazio e o sentido”, Catalogo 28ª Biennale). Questa scelta controversa evidenziò tanto la crisi istituzionale quanto la vitalità della Biennale come spazio di riflessione sull’arte stessa.

Pluralità e decolonialità (2010s–2020s)

Negli ultimi due decenni, la Biennale si è consolidata come spazio di inclusione, ascolto e critica sociale:

  • 31ª Biennale (2014): Come parlare di cose che non esistono, affrontando razzismo, genere ed esclusione.
  • 32ª Biennale (2016): Incertezza viva, incentrata sull’ecologia e i saperi indigeni.
  • 34ª Biennale (2021): È buio ma io canto, realizzata in piena pandemia, ha trasformato lo spazio in gesto di resistenza e speranza.
  • 35ª Biennale (2023): Coreografie dell’impossibile, con curatela collettiva e il 93% di artisti non bianchi, ha rifiutato le gerarchie tradizionali e affermato la centralità delle voci marginalizzate.

Questa svolta dimostra che la Biennale di San Paolo ha smesso di essere soltanto palcoscenico di legittimazione dell’arte occidentale, diventando polo di sperimentazione decoloniale, punto di riferimento internazionale per pratiche curatoriali inclusive.

Chiusura: la Biennale 2025 – Ascolto, umanità e nuovi cammini

La 36ª Biennale di San Paolo – Non tutti i viandanti percorrono strade – Dell’umanità come pratica (6 settembre 2025 – 11 gennaio 2026) conferma questa direzione. Sotto la curatela di Bonaventure Soh Bejeng Ndikung, con un’équipe internazionale (Alya Sebti, Anna Roberta Goetz, Thiago de Paula Souza, Keyna Eleison e Henriette Gallus), la mostra propone un nuovo umanesimo espanso, valorizzando saperi indigeni, afrodiscendenti, femministi e queer (elpais.com, bienal.org.br).

Con 125 opere distribuite in sei nuclei tematici, gli artisti affrontano colonialismo, ambiente, migrazione, convivenza tra specie e resistenza alla disumanizzazione. La lista comprende nomi di rilievo internazionale come Frank Bowling, Precious Okoyomon, Firelei Báez, Song Dong, Wolfgang Tillmans, María Magdalena Campos-Pons, accanto ad artisti brasiliani come Sertão Negro e Marlene Almeida (newcitybrazil.com, artsy.net).

Più che un’esposizione, questa Biennale è un gesto politico e poetico di ascolto: propone di pensare l’umanità non come essenza, ma come pratica quotidiana di convivenza, cura e pluralità.

Cena imersiva com público participando da jornada sensorial — uma imagem que reflete bem a proposta de engajamento direto com a obra .

La Biennale di San Paolo ha percorso un arco storico: da vetrina eurocentrica per le élite urbane a spazio inclusivo che pone il Sud Globale come produttore di pensiero critico.

  • Per il Brasile, è stata finestra, scuola, palcoscenico di resistenza e oggi si fa spazio di memoria e riparazione.
  • Per il mondo, è un punto di riferimento nella decentralizzazione del circuito, accanto a Venezia e Kassel, ma con la singolarità di proporre un umanesimo plurale nato dal Sud.

Raccontare la storia della Biennale significa raccontare anche quella del Brasile: contraddizioni, silenzi, crisi — ma anche potenza creativa e capacità di reinventarsi. L’edizione 2025 dimostra che la Biennale resta viva, necessaria e soprattutto trasformativa.

Riferimenti:

Fábio Magalhães, Bienais de São Paulo: da era do museu à era dos curadores. Edusp, 2001.

Lisette Lagnado, Bienal 50 Anos: 1951–2001. Fundação Bienal, 2001.

Catalogo della 28ª Biennale di San Paolo, Fundação Bienal, 2008.

Catalogo della 35ª Biennale di San Paolo, Fundação Bienal, 2023.

Fundação Bienal de São Paulo – bienal.org.br.

El País, “Arte para salvar el mundo: la Bienal de São Paulo apuesta por un nuevo humanismo frente a la deriva global”, 2025.

New City Brazil, “São Paulo Biennial announces its artists”, 2025.

Artsy, “São Paulo Biennale announces artist list”, 2025.