Il colore e la forma che oltrepassano la normatività

Di Deise de Oliveira

La tradizione occidentale delle immagini presenta la frammentazione dei contenuti per l’analisi delle opere. Questa tradizione interpreta il colore, la linea, la forma e gli elementi del linguaggio visivo nei loro contesti di produzione. Alcune opere possono essere lette in modo più tecnico, soprattutto se riusciamo a riconoscere le molte manifestazioni considerate movimenti artistici. Ma cosa sfugge a tanta regola e a tanta conformità? Come dire l’indicibile, come ci ha indicato Rancière?

Le opere ricche di riferimenti tendono a garantire che la regola venga messa in discussione, lacerata e criticata. In questo senso, il lavoro di Emerson Persona ci conduce esattamente verso la deviazione. Quando ci troviamo davanti a teste di donne, animali che sorvolano gli spazi pittorici, molto facilmente sentenziamo che si tratta di un’opera figurativa e la classifichiamo: è una donna, un bue, un fiore. Non appena identifichiamo queste figurazioni, qualcosa però ci inquieta: il colore, la forma, la composizione. Si percepisce che vi sono elementi sospesi e, anche se desideriamo narrare ciò che ci osserva, nel momento in cui restituiamo lo sguardo, ci troviamo davanti a immagini che si liberano dalle classificazioni.

Il corpo viene riallineato alla natura, ritorna alla sua origine, che è l’essere natura. Si trasforma in pianta, levita nell’universo del colore, punto centrale del suo lavoro. Il rosso, il magenta e le tonalità ad alta saturazione esprimono il desiderio, evocano la furia, convocano la forza. Una forza che l’artista eleva alla sublimazione a partire dalle sue origini familiari, segnate dalla presenza di matriarche forti e fondamentali nel suo percorso.

La sovversione orchestrata dall’artista sta nella constatazione che gli uomini, nella società, vengono socializzati come virili, forti, comandanti, strateghi e guardiani; ma per lui non è così. La sua esperienza ricolloca le donne nella loro pienezza, in spazi di organizzazione, leadership, forza e forma. Sono loro a ordinare il suo mondo e a poter dare vita all’incommensurabile.

Da queste donne egli trae altre ispirazioni, come i riti del candomblé a cui sua madre partecipava, e dai quali conserva la memoria di volti dipinti, teste rasate che esibivano con orgoglio una calvizie consacrata al santo, segno del loro legame con il metafisico, ambiente nel quale transitano le sue creazioni.

Giorgio Agamben (2025, p. 40) afferma che: “il colore — che è la forma dell’estasi — è anche intelligenza e ragione costruttiva: ben al contrario di quanto si pensa normalmente, ‘il disegno è la sensazione, il colore è il ragionamento’.”

Per Persona esistono tutti questi riferimenti e molti altri ancora, sublimati lungo il suo percorso, che non cessano di alimentare la sua produzione e permettono allo spettatore di immergersi nel suo universo.

La Dott.ssa Deise Oliveira è ricercatrice, arte-educatrice e critica d’arte brasiliana. Dottoressa in Tecnologia e Società, sviluppa ricerche rivolte all’arte contemporanea, alla cultura visuale, alla curatela, all’estetica, alla decolonialità e ai processi di produzione e circolazione delle arti visive. Opera da decenni nel campo dell’educazione e dell’educazione artistica, con esperienza in museologia, teoria dell’arte e formazione culturale. Il suo percorso intreccia pensiero critico, cultura afro-brasiliana, cultura indigena e riflessione su immagine, corpo e identità nell’arte contemporanea brasiliana.