Di Kamila Murbach Pierin
In un piacevolissimo pomeriggio di primavera, nella piccola città di Sessa Aurunca, nel sud Italia, era possibile ascoltare le celebri note di Aquarela do Brasil riecheggiare nel cortile del Liceo Musicale Agostino Nifo. Ma cosa ci facevano dei giovani italiani a suonare musica brasiliana?
Nei giorni 28 e 29 aprile 2026, gli studenti e i docenti del Liceo hanno accolto il maestro brasiliano Gabriel Hermes per un workshop di due giorni, seguito da un concerto. Intitolato Oltre il Gesto, il workshop ha avvicinato gli studenti al lavoro del direttore d’orchestra e alla realtà della professione oggi.
Il maestro, noto per il suo lavoro alla guida della Orquestra Novva, il cui progetto unisce elementi classici (strumenti orchestrali tradizionali) a risorse moderne (sintetizzatori ed elementi elettronici), ha condiviso con studenti e insegnanti le sue esperienze legate a questa fusione musicale, raccontando anche il suo percorso artistico e professionale.


Per la parte pratica è stata scelta l’ouverture Egmont di Ludwig van Beethoven. Gli studenti hanno avuto l’opportunità di sperimentare realmente la direzione d’orchestra, molti di loro impugnando una bacchetta per la prima volta. Da questo nasce il nome del workshop: il maestro Gabriel Hermes ha mostrato come i gesti vadano oltre la semplice scansione del tempo o la direzione musicale, diventando espressione delle sfumature di ogni nota, di ogni accordo e, perché no, persino del silenzio stesso. A partire da questo, gli studenti sono stati invitati anche a riflettere più profondamente sulla musica: cosa racconta quest’opera? Quali emozioni trasmette? Cosa voleva comunicare Beethoven con tanta intensità?
Dopo il workshop sono iniziate le prove del concerto, che ha riunito opere classiche italiane, come Vittoria, mio core, il celebre brano brasiliano Aquarela do Brasil (già citato), ma anche composizioni contemporanee: Lujon di Henry Mancini, Summa di Arvo Pärt e Floe di Philip Glass. Gli arrangiamenti sono stati pensati con attenzione dal maestro, in dialogo con gli strumenti disponibili al Liceo e con la realtà musicale degli studenti.


Uno dei momenti più significativi è stato il contatto con il samba, qualcosa di completamente nuovo per molti di loro. La sfida consisteva nel comprendere il “balanço”, quella leggerezza ritmica tipicamente brasiliana, evitando un’esecuzione troppo rigida, quasi marziale. Poco alla volta gli studenti hanno trovato il giusto equilibrio, riuscendo a eseguire il brano in modo trionfale, tanto da concedere persino un bis durante il concerto. In questo senso, la musica ha avuto anche un importante ruolo culturale, suscitando curiosità e interesse verso la musica brasiliana.
Il concerto è stato un’esperienza molto ricca non solo per gli studenti, ma anche per i docenti e per la comunità locale, che hanno potuto entrare in contatto con un repertorio più contemporaneo e meno affrontato durante l’anno scolastico. E il contesto non poteva essere più suggestivo: il cortile del Liceo, uno spazio storico che ospitò persino Wolfgang Amadeus Mozart nel XVIII secolo, si è trasformato nel palcoscenico perfetto per concludere questi due giorni intensi. Anche la primavera ha fatto la sua parte, regalando un cielo limpido e il clima ideale per un concerto all’aperto.
L’orchestra del Liceo, sotto la direzione di Gabriel Hermes, ha offerto un concerto emozionante. L’energia era palpabile e si percepiva chiaramente la dedizione di ogni musicista, di ogni voce e persino del pubblico, che si è lasciato coinvolgere soprattutto dai ritmi del samba.
Sia il workshop sia il concerto sono stati accolti con grande entusiasmo, tanto dagli studenti quanto dalla direzione del Liceo, che ha sottolineato l’importanza dell’esperienza per la formazione musicale degli allievi. Il maestro, dal canto suo, è rimasto colpito dal livello di musicalità e, soprattutto, dalla passione dei ragazzi. Aveva preparato alcune parole sull’importanza della passione nella musica e un invito a non smettere mai di coltivarla. Ma, nel corso di quei due giorni, si è reso conto che quel discorso sarebbe stato superfluo. La musica scorre già nelle vene di quei giovani in modo naturale e profondo. Per loro non è soltanto un’attività extrascolastica, ma una parte essenziale della propria esistenza.

Questa consapevolezza chiude simbolicamente l’esperienza del workshop e richiama la celebre frase attribuita a Beethoven: “Suonare una nota sbagliata è insignificante; suonare senza passione è imperdonabile”.
E in quei due giorni, nulla ha avuto bisogno di essere perdonato.
Kamila Murbach Pierin é nata a Curitiba, Paraná, internazionalista e appassionata d’arte.

