ANNA MARIA RICCETTI

Un percorso tra figura, colore e materia

Di Vilma Bieniek

Il percorso artistico di Anna Maria Riccetti si costruisce nel tempo attraverso passaggi lenti, maturati con consapevolezza. Non è una traiettoria fatta di rotture improvvise, ma di trasformazioni progressive, in cui ogni fase conserva qualcosa della precedente. Docente di Arte, Riccetti ha sempre vissuto l’arte come pratica quotidiana, intrecciata all’insegnamento e alla riflessione personale.

Le Origini Figurative

Le prime opere di Riccetti sono figurative. In esse si avverte una tensione espressiva forte, una costruzione solida della forma e un uso del colore intenso, a tratti vicino alla lezione di Renato Guttuso. La figura occupa il centro della scena, non come semplice rappresentazione, ma come presenza carica di energia.

Il colore sostiene la forma, ne amplifica il peso emotivo, ma rimane ancora legato al dato riconoscibile. È una fase fondamentale: qui si definiscono il rigore del disegno e l’attenzione alla composizione che resteranno costanti anche nelle fasi successive, come un’ossatura invisibile che sorregge ogni trasformazione.

L’Incontro con Dorazio e la Svolta Astratta

Fine anni Ottanta

Alla fine degli anni Ottanta avviene la svolta decisiva. L’incontro con l’opera di Piero Dorazio segna un cambiamento profondo nel modo di concepire la pittura. La figura scompare, la superficie si libera: la pittura non deve più descrivere, ma vibrare.

Colore, colore, nient’altro che colore.

Comincia così una ricerca centrata sul colore come struttura autonoma. Non più riempimento di forme, ma campo di tensioni, ritmo, relazione tra tonalità. È una fase più mentale, quasi musicale, in cui la tela diventa spazio di energia pura. Il rigore appreso nel figurativo non si perde: si trasferisce, trasformato, nell’organizzazione dell’astrazione.

La Materia come Linguaggio

Dagli anni Novanta in poi

Con il tempo emerge un nuovo interesse: quello per la materia. Questa ricerca nasce dalla curiosità verso il mondo scientifico e naturale — immagini di strutture cellulari, sezioni geologiche, morfologie organiche osservate e interiorizzate fino a diventare alfabeto visivo.

Nelle opere più recenti la superficie si ispessisce: il segno non è soltanto dipinto, ma costruito in rilievo, inciso, stratificato. Il bianco domina molte composizioni. Non è un bianco vuoto, ma uno spazio vivo, attraversato dalla luce. Le forme emergono appena, creando ombre sottili che cambiano a seconda del punto di vista e dell’ora del giorno. L’opera richiede tempo e attenzione, chiede allo sguardo di rallentare.

Alcune tavole verticali presentano simboli essenziali, quasi archetipi, isolati in campi monocromi. In altri lavori compaiono forme organiche morbide, che ricordano cellule, frammenti naturali, strutture primarie. Talvolta un fondo rosato o caldo dialoga con elementi materici centrali, creando un equilibrio delicato tra colore e rilievo. La sensazione complessiva è quella di un processo lento, simile a una sedimentazione geologica.

Le Serie: Diatomee e Sbilance

Diatomee

Le Diatomee sono gioielli della natura: microrganismi con gusci di silice dalle geometrie ipnotiche. Riccetti le evoca usando gesso e pasta da modellare, scavando con bulini in un processo quasi archeologico. L’infinitamente piccolo diventa gigante — un organismo invisibile all’occhio umano si fa fisico, tridimensionale, tattile.

Lo scavo porta alla luce la struttura interna, creando ombre e profondità che si trasformano con la luce. Ciò che in natura è efimero e fragile, nell’opera diventa permanenza.

Sbilance

Accanto alle Diatomee nasce la serie delle Sbilance. Un filo collega la zavorra al picchetto: il peso sale, scende, si sposta lateralmente, non sta mai fermo e non può essere misurato con esattezza. È un valore non esprimibile con un numero o una formula matematica — è un pensiero, un’idea, una sensazione fugace e leggera.

Questa riflessione nasce dagli studi condotti su Italo Calvino e sul suo tema della leggerezza: una leggerezza che non è superficialità, ma precisione e profondità. Nelle Sbilance, il peso fisico diventa metafora di ogni equilibrio instabile — personale, emotivo, intellettuale.

Arte, Spazio e Relazione

Anche il rapporto con lo spazio espositivo è significativo. Quando le opere dialogano con pareti segnate dal tempo, la materia dell’opera e quella dell’ambiente sembrano rispondersi in un silenzioso confronto. Nulla appare isolato. Questa attenzione al contesto è coerente con la sua idea di arte come esperienza condivisa.

Tale visione trova espressione concreta nel progetto della bottega contemporanea, dove il fare artistico diventa momento di relazione e confronto: uno spazio in cui il processo creativo si apre alla partecipazione altrui.

Un Linguaggio Sobrio e Aperto

Oggi la ricerca di Anna Maria Riccetti si presenta essenziale, controllata, priva di effetti spettacolari. Colore e materia non sono decorazione, ma strumenti di conoscenza. Dal figurativo iniziale all’astrazione materica attuale, il suo percorso racconta una trasformazione che non rinnega le origini ma le approfondisce — fino ad arrivare a un linguaggio sobrio, silenzioso, aperto allo sguardo di chi osserva.

Un percorso che insegna che la vera profondità non si annuncia mai a voce alta.