la poesia come resistenza all’indifferenza
di Rossella Tempesta
Nata ad Avellino nel 1995, Miriam Barbone, ha trovato nella poesia non solo uno strumento di espressione, ma anche un rifugio ed un ponte verso l’altro. Il suo primo libro, Il primo giorno, pubblicato nel 2022 da Terebinto Edizioni, raccoglie testi che hanno accompagnato il suo percorso giovanile, rivelando un’intimità, che si fa voce collettiva. Laureata in Lettere Moderne ed in Comunicazione Pubblica e d’Impresa, oggi lavora come social media manager, ma è nella scrittura, che la sua voce si fa più autentica.

“È la mia voce interiore, quella che prende respiro dalla penna e che,
senza di essa, resterebbe muta”.
Con queste parole, Miriam, definisce la poesia come necessità vitale, una modalità di esistere, che scava nel silenzio e lo trasforma in parola.
Dormirti: la tenerezza del desiderio
Nel componimento “Dormirti”, la poetessa riesce a coniugare la delicatezza dell’amore con immagini domestiche e quotidiane, come quella delle palpebre che si sollevano “come la saracinesca di un panettiere”. Il linguaggio si fa corpo, e il corpo, poesia.
“Vorrei dormiti dentro e
svegliarti
con la mia piccola mano morsicata
sulla fronte,
con un dito curioso sul tuo palmo aperto,
con il rintocco cadenzato
del mio petto.”
Questo desiderio di fusione totale con l’altro evoca la maternità, l’intimità, la vulnerabilità di chi ama. Non c’è artificio: solo carne, respiro e ritmo.
Contatto: l’anima che cerca casa
In “Contatto”, l’atto poetico diventa anche gesto di accoglienza dell’altro. La parola “contatto” si sdoppia e si carica di nuove sfumature: è tatto, è empatia, è specchio dell’anima.
“Contatto,
con tatto delicato,
anima lieve imprigionata
in un corpo fallibile,
chi sei se non l’estensione
di chi io sono?”
La corporeità si intreccia all’identità e, l’incontro con l’altro, è sempre anche un incontro con sé stessi. Barbone ci guida in questa tensione tra fragilità e desiderio di comunione.
Luna: l’ironia cosmica dello sguardo femminile
La poesia “Luna” è un piccolo affondo cosmico. Qui, la luna assume tratti antropomorfici e ironici: è testimone silenziosa delle sorti umane e, soprattutto, di quei “punti mortali”, che sono i sognatori.
“Tu che sai sempre
prima che accada
e guardi sorniona
dagli occhi tuoi d’alabastro
quei punti mortali
che chiami sognatori”.
La luna di Miriam è un’entità quasi beffarda, femminile e consapevole, distante, ma partecipe. Sorride, conosce, osserva. È una figura che richiama la poetica classica, ma con una freschezza linguistica tutta contemporanea.
La poesia come forma di resistenza
Per Miriam Barbone, la poesia ha una funzione chiara e coraggiosa: “La poesia è una forma di resistenza: alla fretta, al rumore, all’indifferenza”.
Nel mondo della comunicazione rapida, in cui lavora quotidianamente, la poesia diventa il suo tempo rallentato. È qui che l’ordinario si trasfigura in incanto, dove le mani mordicchiate e le saracinesche diventano simboli della vita affettiva e sensuale.
Con Il primo giorno, Miriam Barbone ci consegna una raccolta viva e pulsante, che intreccia amore, disamore e consapevolezza. Le sue poesie parlano con la voce di chi ha scelto la parola come atto d’amore e come resistenza. E ci invitano a rallentare, a toccare- con tatto delicato- il senso profondo delle emozioni umane.


