di Vilma Bieniek
Chi è Pasquale Stanziale? Filosofo, drammaturgo, ricercatore, narratore? Forse tutto questo insieme, ma soprattutto un uomo che ha fatto della curiosità e del desiderio di capire e creare la sua cifra personale. Formatosi tra gli anni Sessanta e Settanta, in piena esplosione delle scienze umane, Stanziale ha intrecciato filosofia, sociologia, psicoanalisi e antropologia culturale, mantenendo sempre viva una passione cinquantennale per la scrittura teatrale.

Tra globale e locale
Uno dei tratti più evidenti del suo lavoro è il continuo dialogo tra il pensiero filosofico e la vita comunitaria del Mezzogiorno. Per Stanziale, è essenziale guardare “oltre la siepe”: connettere globale e locale, senza cedere al consumo culturale facile. Anzi, afferma con decisione: il compito pedagogico dell’arte non è dare al pubblico ciò che vuole, ma ciò che non sa ancora di desiderare, perché solo così si apre uno spazio di crescita e rinnovamento culturale.
Il gioco culturale dell’attraversamento
Nei testi pubblicati su Anitart – Gaza, mon amour, Il grande rifiuto – Stanziale mette in scena un gesto di attraversamento: grandi nomi della filosofia, del cinema e della cultura sono chiamati a dialogare con la sua città, con il quotidiano. Un “gioco culturale” intrigante, capace di svelare contraddizioni gramsciane e di mostrare atmosfere di contatto fra universi apparentemente lontani.

Il soggetto e la forma del monologo
Se nelle sue ricerche accademiche il tema centrale è il soggetto, nella scrittura teatrale questo si riflette nella predilezione per il monologo. Un formato che permette di esplorare le declinazioni del sé, sempre in relazione alle situazioni sociali e politiche. Non si tratta di una scrittura astratta: lo sguardo performativo è già presente nel momento della parola, perché – dice Stanziale – “scrivendo, entra automaticamente in gioco l’immaginario performativo”.
La complessità contro le banalizzazioni
La sua funzione politica ed estetica sta nel non cedere alle semplificazioni. Il compito della scrittura è far emergere nuove consapevolezze, ricordando che la realtà è complessa, irriducibile a facili consumi. “Per il resto – ironizza – c’è Netflix, Sky ecc.”. Emozione e riflessione, dunque, ma a un livello che resista al conformismo appagante.

Hamlet nell’Interzona
Un momento decisivo della sua traiettoria è il testo Hamlet – Cronache dell’Interzona, in cui Amleto, guidato da William Burroughs, attraversa l’Interzona e incontra, tra gli altri, Jacques Lacan. Una drammaturgia fluida, in cui si intrecciano autore, personaggio, attore e Shakespeare stesso – che, in un gesto liberatorio, viene infine ucciso da Amleto. Questo lavoro, presentato da Antonio Perretta e Leda Kreder, è stato premiato al bando della Regione Veneto VENE.RE e sarà portato in scena nei teatri del Nord Italia.

Un percorso senza fine
Guardando avanti, Stanziale non pone limiti: il suo è un “percorso che non finisce mai”. Continuare a ricercare, capire e creare: questa è la tensione che muove la sua opera, sempre oltre il conformismo, sempre oltre la siepe.

