Recensione di Marea (Il libro di Ana), scritta da Rossella Tempesta
Titolo: Marea (Il libro di Ana)
Autrice: Vilma Bieniek (scrittrice, regista e ricercatrice culturale brasiliana, residente tra il Brasile e l’Italia.)
Romanzo di formazione, memoria e identità – tra autofiction, narrativa storica e realismo simbolico
realizzato con una scrittura circolare che intreccia piani temporali e geografici (passato, presente e futuro, Italia e Brasile)
Ambientazione: Brasile (Acaraí, São Francisco do Sul, villaggi indigeni) e Italia (Napoli, Sessa Aurunca, Roma)
Periodo: Dal 1980 al 2045
Sinossi;
Marea (Il libro di Ana) è un viaggio fisico e interiore che attraversa oceani, generazioni e memorie. Protagonista e voce narrante è Ana Paula de Souza, psicologa e scrittrice brasiliana trapiantata in Italia, la cui vita si intreccia con quella di Julia Lopes, un’anziana donna brasiliana ospite di una casa di riposo napoletana. Julia diviene la chiave di una ricerca più ampia — non solo accademica ma esistenziale — sull’identità, la memoria e la trasmissione delle storie femminili.
La narrazione si muove tra tempi e luoghi: dal Brasile della giovinezza di Julia e Sara (le due figure archetipiche della resistenza e della libertà femminile), fino a un’epoca futura in cui il progresso tecnologico rischia di cancellare l’umanità delle emozioni. Attraverso un intreccio di voci, lettere e diari, in Marea (Il libro di Ana) è narrata una trilogia di donne che si riflettono l’una nell’altra — madri, figlie, allieve e maestre — unite dalla necessità di “non lasciare che le storie muoiano con chi le ha vissute”.
Temi centrali;
La memoria come resistenza: la scrittura è lo strumento che permette ai personaggi di non scomparire. Il tempo, nella visione deleuziana che apre il romanzo, non è lineare ma coesistente: il passato abita il presente come corrente sotterranea.
La donna come archivio vivente: Julia, Sara e Ana incarnano tre fasi dell’archetipo femminile – la custode, la ribelle e la testimone.
Il dialogo interculturale: l’incontro tra Brasile e Italia diventa specchio di un umanesimo migrante, dove lingua e luogo si dissolvono per lasciare spazio all’esperienza dell’appartenenza fluida.
Etica del ricordo e della cura: il romanzo intreccia psicologia e letteratura in un discorso sulla vulnerabilità come forza generativa.
Critica al mito del progresso: nella sezione ambientata nel futuro (2045), la tecnologia appare come nuova forma di esclusione; i “Puri” cercano di riappropriarsi dell’istinto, in un mondo anestetizzato.
Stile e struttura narrativa;
La prosa di Bieniek è poetica e sensoriale, segnata da un realismo lirico che unisce introspezione psicologica e paesaggio.
L’alternanza di voci, diari, narrazione in prima persona e passaggi quasi cinematografici crea un effetto di “onda”, coerente con il titolo. Il ritmo è fluido, ipnotico, scandito da immagini ricorrenti: l’acqua, le maree, il viaggio, le soglie.
Possibile Interpretazione critica;
Marea (Il libro di Ana) è un romanzo sull’identità come corrente ciò che fluisce e ritorna, mutando forma.
Bieniek costruisce una cartografia della memoria in cui l’esperienza migratoria si intreccia con la condizione femminile, e il passato coloniale del Brasile si specchia nell’Europa del futuro.
Il suo linguaggio, denso di simboli, riflette una sensibilità ecologica e spirituale: il mare diventa entità viva, testimone del tempo e metafora dell’inconscio collettivo.
Nella parte conclusiva, con il ritorno di Ana a São Francisco do Sul, la storia si trasforma in un rito di riconciliazione: tra le donne, tra i tempi, tra vita e morte.
La marea finale, che tutto unisce e tutto separa, chiude il cerchio: l’onda del ricordo non si arresta, ma continua nel lettore.
A mio giudizio;
Siamo dinanzi a un’Opera di raro equilibrio tra profondità filosofica e tensione narrativa, Marea (Il libro di Ana) si colloca nel solco delle grandi narrazioni femminili di memoria – accanto a Clarice Lispector, Natalia Ginzburg e Elena Ferrante – ma con una voce autonoma, capace di fondere realismo psicologico e mito.
È un romanzo che invita a leggere il tempo come un organismo vivo, e la scrittura come atto di sopravvivenza.
Rossella Tempesta, 2025
Rossella Tempesta è una poetessa e scrittrice italiana, nata a Napoli nel 1968, la cui opera si distingue per l’intensità emotiva e il linguaggio raffinato. Con una vita segnata da frequenti spostamenti – ha vissuto a Terlizzi, Milano, Rimini e attualmente risiede a Formia – porta nella sua scrittura una sensibilità sfaccettata e profonda. Autrice di otto libri di poesia, è una presenza costante in riviste e antologie letterarie di rilievo, come Nuovi poeti italiani n. 6, pubblicata dalla prestigiosa casa editrice Einaudi. La sua scrittura, intensa e lirica, le è valsa numerosi premi letterari, tra cui i rinomati Dario Bellezza e Salvatore Quasimodo. Oltre alla poesia, collabora con riviste e progetti editoriali, affermandosi come una voce significativa della poesia italiana contemporanea. La sua opera si muove tra l’intimo e il sociale, sempre con uno sguardo lucido sull’animo umano.
La copertina è un’opera del pittore brasiliano João Carlos Bieniek, fratello dell’autrice.
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