La Topografia dell’Onirico

Ecosistemi Immaginari e la Potenza dello Sguardo Lento

Di Vilma Bieniek

Michel Scarano è artista visivo, designer e ricercatore di linguaggi organici. Vive e lavora a Curitiba, in Brasile, sviluppando una produzione che attraversa il disegno, la pittura, il grafismo e la sperimentazione visiva. Laureato in Design presso la Fundação Armando Álvares Penteado (FAAP), ha costruito nel corso dei decenni un percorso artistico caratterizzato dall’indagine delle relazioni tra natura, memoria, percezione e immaginazione. Le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive e si articolano in tre grandi territori di ricerca: gli Ecosistemi Immaginari, la Cartografia Organica e i Campi Sensoriali.

Osservando l’insieme della sua produzione, appare evidente che Scarano non cerca di rappresentare la natura. Il suo interesse risiede nella comprensione dei suoi meccanismi invisibili, delle sue strutture profonde, delle forme di crescita, trasformazione e interdipendenza che la governano. Ciò che emerge da questo processo non sono paesaggi riconoscibili, ma universi possibili. Come lui stesso afferma:

«Il mio lavoro non cerca di riprodurre la natura così com’è, ma di creare la sensazione che queste forme possano esistere in un territorio sospeso tra il biologico, l’emotivo e l’onirico.»

In un’epoca dominata dalla velocità dello scroll e dall’eccesso di immagini usa e getta, l’opera di Michel Scarano si presenta come una silenziosa forma di resistenza. Le sue immagini non si offrono a uno sguardo frettoloso. Richiedono avvicinamento. Richiedono contemplazione. Richiedono tempo.

Nel suo lavoro esiste una rara capacità di costruire territori visivi che sembrano esistere simultaneamente dentro e fuori dalla realtà. Attraversando dipinti e disegni, l’osservatore ha la sensazione di penetrare in un ecosistema sconosciuto, abitato da organismi che sfidano ogni classificazione convenzionale. Sono forme che evocano radici, semi, funghi, strutture cellulari, organismi microscopici e specie immaginarie che sembrano essersi evolute in un universo parallelo.

«Mi affascina l’idea di costruire ecosistemi che risultino allo stesso tempo familiari e strani, che sembrino essere emersi sulla carta non soltanto come immagini, ma come qualcosa iniziato molto tempo fa e ancora oggi in continua trasformazione ed espansione.»

Questa ricerca nasce da un rapporto profondo con la natura. Fin dall’infanzia, Scarano ha mostrato un interesse non tanto per l’aspetto degli alberi, quanto per la logica interna delle loro strutture.

«Gli alberi mi hanno sempre ipnotizzato per la loro bellezza, complessità e capacità di moltiplicare le proprie forme.»

Rami, biforcazioni e sistemi di crescita diventano riferimenti per una ricerca che supera l’osservazione diretta e raggiunge la memoria, l’intuizione e il sogno. Questa assimilazione è così intensa da alimentare un vasto repertorio nel suo subconscio.

«Sogno spesso strutture interconnesse e interdipendenti, nelle quali l’ibridazione tra animale e vegetale è costante.»

Nelle opere più recenti, serie come Imanente, Numina, Systole, Genesis e Aurora presentano composizioni che ricordano giardini impossibili. Fiori, foglie e strutture organiche emergono in continua espansione, come se stessimo osservando processi evolutivi ancora in corso. Le forme sembrano crescere davanti ai nostri occhi, collegandosi tra loro in una dinamica incessante di trasformazione. Non esistono specie identificabili né riferimenti diretti al mondo botanico conosciuto. Ciò che incontriamo sono organismi inventati che, paradossalmente, trasmettono una profonda sensazione di autenticità.

Questo dialogo tra invenzione e osservazione diventa ancora più intenso nei disegni a inchiostro. Nelle serie che compongono gli Ecosistemi Immaginari e la Cartografia Organica, Scarano sviluppa un linguaggio grafico estremamente dettagliato. Linee minuziose si accumulano fino a generare organismi ibridi che oscillano tra il vegetale, l’animale e il minerale. Alcuni ricordano radici in espansione, altri evocano creature marine o sistemi nervosi. In tutti emerge una rigorosa logica interna che impedisce alla fantasia di trasformarsi in un semplice esercizio decorativo.

Sorprende il fatto che questa densità biologica non nasca da una pianificazione preliminare.

«Le formazioni raramente sono pianificate o precedute da schizzi. Comincio da punti completamente casuali della superficie e traduco in disegno tutto ciò a cui riesco ad accedere.»

Il segno, per lui, è quasi una forma di respirazione, un movimento che oscilla tra emozione, gesto e materia. Alternando accumuli di inchiostro a vuoti e zone di silenzio, le opere esprimono stati d’animo profondamente differenti. Sebbene alterni il disegno a inchiostro alla pittura, Scarano considera tutte queste serie parte di una stessa indagine.

«Ogni linguaggio mi permette di accedere a uno strato differente di questa ricerca sulla trasformazione, la memoria, la natura e la percezione.»

È proprio nella capacità di costruire sistemi coerenti che risiede una delle maggiori forze della sua produzione. I suoi ecosistemi immaginari non funzionano come metafore isolate, ma come ambienti completi, governati da relazioni di interdipendenza. L’ibridazione costante che attraversa disegni e dipinti non possiede soltanto un valore formale: riflette una comprensione più ampia dell’esistenza.

«Celebro l’interdipendenza tra animali, esseri umani, piante e funghi. Per questo nei miei ecosistemi compare così tanto ibridismo.»

Dietro queste immagini si cela anche una riflessione profonda sul tempo e sulla condizione umana.

«La trasformazione è probabilmente una delle idee centrali del mio lavoro. Mi interessa pensare l’immagine come qualcosa di instabile, in permanente stato di mutazione.»

Le forme create da Scarano raramente appaiono statiche; trasmettono invece sensazioni di crescita, usura, adattamento e metamorfosi. Le opere registrano stati transitori che rimandano tanto ai cicli della natura quanto ai nostri cambiamenti interiori.

«In un certo senso, questi organismi e questi paesaggi inventati parlano anche della condizione umana e delle nostre trasformazioni, anche quando ciò non appare in maniera esplicita.»

Nei Campi Sensoriali, questa ricerca assume una dimensione ancora più contemplativa. Le figure scompaiono per lasciare spazio ad atmosfere cromatiche dense e silenziose. Strati di colore costruiscono superfici vibranti che evocano nebbie, paesaggi lontani, luce, profondità e memoria. In queste opere la narrazione visiva quasi svanisce. L’osservatore non cerca più di identificare organismi o forme specifiche. Rimane soltanto l’esperienza del colore, della materia e della presenza.

Forse è proprio qui che l’opera di Michel Scarano raggiunge la sua massima potenza. Invece di offrire risposte o messaggi chiusi, crea spazi di esperienza.

«Viviamo circondati da un eccesso di immagini e da stimoli sempre più rapidi. Il mio lavoro procede nella direzione opposta. Mi piace l’idea di creare immagini che invitino l’osservatore a rallentare, ad avvicinare lo sguardo e a rimanere un po’ più a lungo dentro l’esperienza.»

Attraversando i suoi ecosistemi immaginari, le sue cartografie organiche e i suoi campi sensoriali, siamo invitati a ricordare che la natura non è soltanto ciò che osserviamo all’esterno. Essa abita anche i nostri sogni, le nostre memorie e le nostre trasformazioni più profonde.

Più che rappresentare il mondo, Michel Scarano amplia la nostra capacità di percepirlo, risvegliando una connessione intuitiva con ciò che è organico, misterioso, onirico e silenzioso dentro di noi.


Contatti dell’artista

Michel Scarano
Artista visivo e designer

Curitiba – Paraná – Brasile

michel@scarano.com.br

☎ +55 41 99874-5564

Instagram: @michelscarano