I codici invisibili che muovono il mondo dell’arte

Alla guida del progetto História com Rila, Rila indaga le relazioni di potere, denaro, comportamento e appartenenza che attraversano il sistema dell’arte. Il suo lavoro parte da una premessa semplice: comprendere i codici di questo universo può trasformare il modo in cui artisti, collezionisti e brand prendono decisioni.

Di Vilma Bieniek

All’interno di una galleria esiste un territorio che non sempre si rivela al primo sguardo. Si manifesta nei testi curatoriali che sembrano richiedere un lessico specifico, nella disposizione rigorosa delle opere, nell’organizzazione silenziosa degli spazi e persino nell’assenza dei prezzi.

Per chi non conosce i codici di questo universo, una domanda apparentemente semplice può generare imbarazzo. Quanto costa quest’opera? Come ci si avvicina a una galleria? Perché un determinato artista ottiene riconoscimento mentre un altro, tecnicamente altrettanto valido, rimane ai margini del circuito?

È proprio in questo spazio tra ciò che viene esposto e ciò che resta implicito che Rila costruisce il proprio lavoro: rendere leggibili le strutture del mondo dell’arte senza ridurne la complessità.

La storia che non era nei cataloghi

“Il mondo dell’arte è pieno di storie dietro le quinte che parlano di potere, denaro e comportamento umano, e quasi nessuno le raccontava”, afferma. “Io volevo raccontare la storia che non si trovava nei cataloghi delle mostre.”

Nel progetto História com Rila, sviluppato sui social media, avvicina arte e storia alle questioni contemporanee. I suoi contenuti circolano su Instagram, TikTok e YouTube, ma non si limitano alla descrizione estetica di artisti e opere.

Il suo interesse riguarda anche il sistema che le circonda.

Chi legittima un artista? Come si stabilisce il valore di un’opera? Quali relazioni favoriscono l’accesso a determinati spazi? Perché così tante persone si sentono ancora intimidite quando entrano in una galleria?

L’esperienza di Rila nel branding ha ampliato ulteriormente questo campo di osservazione. Oggi il suo lavoro affronta anche questioni di posizionamento, comunicazione, percezione del valore e rapporto tra brand, artisti e consumatori d’arte.

Più che spiegare il funzionamento di un mercato, cerca di comprenderne i meccanismi simbolici.

Saper “leggere la stanza”

Rila utilizza l’espressione insider del mondo dell’arte per definire il proprio punto di osservazione. Per lei essere un’insider non significa semplicemente ricevere inviti, conoscere nomi importanti o frequentare mostre.

Significa comprendere ciò che accade intorno all’opera.“Significa essere in grado di fare la lettura necessaria per ‘leggere la stanza’”, spiega. Durante vernissage, aste, preview e visite private alle collezioni, la sua attenzione va oltre ciò che è appeso alle pareti. Osserva comportamenti, reazioni, avvicinamenti e silenzi.

In questi ambienti prende forma una vera e propria coreografia sociale: chi viene presentato a chi, chi riceve maggiore attenzione, quali artisti emergono spontaneamente nelle conversazioni e quali nomi circolano tra collezionisti, galleristi, curatori e istituzioni.

Questi movimenti aiutano a comprendere una realtà non sempre esplicitata: la qualità dell’opera è fondamentale, ma una carriera artistica raramente si consolida soltanto grazie al merito tecnico.

Narrazione, circolazione, coerenza, relazioni professionali e legittimazione istituzionale partecipano anch’esse alla costruzione di una reputazione.

Comprendere questo non diminuisce il valore artistico dell’opera. Al contrario: permette di capire in che modo qualità artistica e struttura di mercato si incontrino.

La barriera invisibile

Osservando il comportamento del proprio pubblico, Rila ha individuato insicurezze presenti ai due estremi del mercato.

Da una parte ci sono persone che potrebbero acquistare opere, ma che non si fidano abbastanza del proprio repertorio per iniziare una collezione.

Dall’altra, artisti che sanno produrre ma incontrano difficoltà quando devono presentare il proprio lavoro, stabilire i prezzi, costruire un portfolio o avviare un dialogo professionale con una galleria.

Tra questi due gruppi esiste ciò che lei definisce una “barriera invisibile”.

È costituita dalla mancanza di informazioni, dal timore di apparire inesperti e dalla sensazione che determinate conoscenze appartengano soltanto a chi è già inserito nel circuito.

Le domande che hanno iniziato ad arrivare a História com Rila hanno confermato questa diagnosi.

Come si promuove un’opera? Come ci si presenta a una galleria? Come si stabilisce un prezzo? Cosa dovrebbe osservare un collezionista prima di acquistare?

“Le persone sentivano che lì esisteva uno spazio sicuro in cui esprimere ciò che non sapevano come chiedere altrove”, osserva. “Ho visto in questo un problema reale e un’opportunità per fare la differenza.”

Quando le viene chiesto quali siano i principali codici di questo universo, Rila risponde con tre parole: “linguaggio, silenzio e gerarchia invisibile”.

Il linguaggio è presente nei discorsi verbali e visivi. Testi curatoriali eccessivamente ermetici possono funzionare come filtri di appartenenza, mentre l’architettura silenziosa del cosiddetto white cube può intimidire chi non è ancora abituato alle sue convenzioni.

Il silenzio compare anche nella relazione commerciale.

“Il più grande silenzio delle gallerie è l’assenza di qualsiasi prezzo accanto a un’opera”, afferma. “Spetta a chi ha il coraggio di chiedere scoprire quanto costa.”

La gerarchia, invece, può essere percepita attraverso domande apparentemente semplici: chi rappresenta chi? Chi compra da chi? Chi è stato invitato? Chi raccomanda un determinato artista?

Imparare a interpretare questi segnali permette di sostituire almeno una parte dell’insicurezza con una maggiore consapevolezza.

Come si costruisce il prezzo di un’opera?

Una delle domande più ricorrenti del mercato è forse anche una delle più difficili: perché opere apparentemente simili raggiungono valori così diversi?

Per Rila, il prezzo di un’opera è legato a una costruzione collettiva del valore.

“Un’opera vale un determinato prezzo perché una rete di legittimazione concorda su quel valore”, spiega.

Questa rete può includere gallerie, curatori, collezionisti, istituzioni, mostre, pubblicazioni e la stessa coerenza del percorso dell’artista.

Il valore di un’opera, dunque, non può essere spiegato soltanto attraverso l’aspetto visivo, il numero di ore impiegate nella sua realizzazione o il costo dei materiali.

Dietro il prezzo esiste una storia.

Per chi considera l’arte anche come un asset, diventa necessario analizzare il contesto, il percorso dell’artista, l’inserimento curatoriale, la circolazione istituzionale e la solidità del mercato.

Un’opera visivamente interessante può non possedere ancora una traiettoria capace di sostenere aspettative future di rivalutazione.

Chi invece acquista soprattutto per apprezzamento personale affronta un’altra sfida: sviluppare un repertorio sufficiente per comprendere meglio il proprio gusto.

Conoscere artisti, movimenti, linguaggi e principi visivi consente al compratore di riconoscere i propri modelli di scelta e di acquistare con maggiore sicurezza.

In entrambi i casi, l’informazione produce autonomia.

Ma l’informazione generale incontra un limite. Ogni acquisizione implica motivazioni, aspettative, budget, repertorio e obiettivi specifici.

Proprio per questo, un orientamento individuale può aiutare il compratore a organizzare i propri criteri, formulare domande migliori e comprendere il percorso dell’opera e dell’artista prima di prendere una decisione.

L’artista oltre la creazione

Se il compratore può sentirsi insicuro davanti al mercato, l’artista affronta un altro paradosso.

Molti trascorrono anni sviluppando tecnica, ricerca e linguaggio, ma ricevono poca o nessuna preparazione su come stabilire un prezzo, presentare, comunicare o negoziare il proprio lavoro.

Rila individua tre fragilità ricorrenti: la romanticizzazione della professione artistica, l’assenza di riferimenti concreti di mercato e la difficoltà di costruire un posizionamento professionale coerente.

“Molti artisti entrano in questo ambiente credendo che creare sia sufficiente”, afferma. “Ma il mercato dell’arte opera secondo logiche capitalistiche, come qualsiasi altro mercato.”

La mancanza di parametri può produrre conseguenze opposte.

Alcuni artisti si sottovalutano e rimangono per anni in una fascia di prezzo difficile da superare.

Altri fissano valori troppo elevati prima di aver costruito un percorso capace di sostenerli, creando una distanza tra aspettativa e percezione del mercato.

Esistono inoltre artisti con lavori solidi la cui presentazione finisce per indebolire la produzione stessa: portfolio privi di unità, testi poco precisi, immagini inadeguate o una comunicazione digitale che non corrisponde alla forza della ricerca sviluppata in atelier.

È proprio a partire da questa lacuna che Rila ha sviluppato l’Artist Advisory, una consulenza pensata per artisti che desiderano comprendere meglio il circuito, comunicare la propria produzione in modo strategico e posizionarsi professionalmente con maggiore chiarezza.

La proposta non consiste nell’offrire formule preconfezionate né nell’interferire con l’identità creativa.

Il punto di partenza è esattamente l’opposto: riconoscere ciò che nel lavoro dell’artista esiste già di singolare.

Da lì diventa possibile organizzare la narrazione, individuare fragilità nella presentazione e costruire una comunicazione capace di tradurre il progetto artistico per gallerie, curatori, collezionisti e istituzioni senza snaturarlo.

Dall’informazione alla strategia

Per parlare di un universo complesso a pubblici molto diversi, Rila parte da esperienze umane universali: ambizione, potere, appartenenza, desiderio, riconoscimento e denaro.

“Io rispetto l’intelligenza del mio pubblico”, afferma. “Quello che cambia da un video all’altro è la porta d’ingresso.”

Questa scelta contribuisce a smontare l’idea che l’arte esista in una sfera separata dalla vita quotidiana.

Dietro le pareti bianche, i cataloghi, le fiere internazionali e le cifre milionarie ci sono persone che prendono decisioni, costruiscono alleanze, creano reputazioni, desiderano appartenere e cercano di comprendere il valore di ciò che vedono.

I contenuti pubblici prodotti da Rila permettono di rendere visibili alcune di queste dinamiche e di ampliare il repertorio del pubblico.

Ma esiste un punto in cui informazione e strategia smettono di coincidere.

Nessun video può analizzare in profondità la coerenza di uno specifico portfolio, comprendere gli obiettivi particolari di un nuovo collezionista o studiare il posizionamento di un brand che desidera avvicinarsi al mondo dell’arte.

È a questo punto che la consulenza assume un altro significato.

Il lavoro passa dalla spiegazione del sistema alla lettura del caso individuale.

Per l’artista, questo può significare comprendere meglio come presentare il proprio percorso.

Per il collezionista, organizzare criteri prima di iniziare o ampliare una collezione.

Per un brand, scoprire come entrare in dialogo con il mondo dell’arte in modo coerente, evitando appropriazioni superficiali o strategie scollegate dalla propria identità.

Ciò che Rila cerca di offrire, dunque, non è semplicemente l’accesso a un insieme di regole.

È capacità di lettura.

Rendendo visibili codici che per molto tempo sono dipesi dalla frequentazione, dall’accesso e dal silenzio, contribuisce a rendere il mercato dell’arte meno intimidatorio e più comprensibile.

Ed è forse proprio questo il punto centrale del suo lavoro: mostrare che, prima di occupare uno spazio nel mondo dell’arte, è necessario imparare a vedere ciò che accade al suo interno.

Per artisti, collezionisti e brand che desiderano avanzare in questo territorio, comprendere questi codici può rappresentare il primo passo.

Saperli applicare al proprio percorso è ciò che trasforma l’informazione in strategia.

L’Instagram di Rila è disponibile qui sotto.

https://www.instagram.com/historiacomrila?igsi=bWY3azRlNWphdWk=