di Pietro Razzino
Nelle campagne del Mezzogiorno d’Italia e nei terreiros che costellano il territorio brasiliano, da Bahia a San Paolo, il mese di agosto custodisce una corrispondenza rituale profonda. È un tempo sospeso, intessuto attorno ai simboli della terra, della piaga e della successiva guarigione. Se la pietà popolare mediterranea individua nel 16 agosto la festa di San Rocco – il santo pellegrino protettore dai morbi, dalle epidemie e dalle ferite del corpo -, la tradizione afro-brasiliana riconosce nell’intero mese di agosto il “Mês de Obaluaiê” (o Omolu). Egli è l’Orixá padrone della terra, dei morbi contagiosi e della cura, la cui figura è stata storicamente sincretizzata proprio con il santo di Montpellier nell’incontro tra culture avvenuto lungo le rotte dell’Atlantico.

Al centro di questo ponte simbolico tra le due sponde dell’oceano si colloca il cibo come tramite sacro: il grano e il mais, la trasformazione del chicco e la metamorfosi della materia per mezzo dell’elemento igneo.
Il grano di San Rocco: offerta e rigenerazione nel Mezzogiorno
In Italia, la devozione a San Rocco s’intreccia storicamente con il tempo agricolo della trebbiatura e della mietitura appena concluse. Nelle comunità rurali della Basilicata, della Campania, della Calabria e della Puglia, la festa del santo non rappresenta soltanto un momento di supplica religiosa, ma il ringraziamento per il raccolto che garantirà la sopravvivenza nell’inverno imminente.
In questi rituali, il cereale d’oro cessa di essere semplice merce d’uso alimentare per assurgere a vero e proprio dispositivo apotropaico e liturgico:

- I Cinti e le Centemmole: Imponenti strutture lignee rivestite di spighe di grano accuratamente intrecciate, modellate a forma di barca, tempio, corona o torre. Portate in processione sulla testa dalle donne e dai devoti, queste architetture precarie funzionano come ex-voto tangibili, laddove il grano diventa la moneta di scambio simbolica per la salute ricevuta o implorata.
- I cibi della condivisione: Zuppe di cereali e legumi (ciccimmaretto o grani cotti), pani benedetti impressi con le effigi della piaga e focacce di mais cotte sotto la cenere. Questi cibi vengono distribuiti non solo ai pellegrini, ma tradizionalmente anche ai cani – l’animale compagno che, secondo la tradizione agiografica, leccò le piaghe del santo portandogli il pane quotidiano -, in un gesto di comunione che azzera le gerarchie e sacralizza la nutrizione.
Il chicco di grano, che deve marcire e morire nell’oscurità della terra per potersi moltiplicare in spiga, diviene l’equivalente della piaga che si rimargina e del corpo che risorge dalla malattia.
La Pipocagem: il popcorn come fiore di Obaluaiê

Attraversando l’Atlantico, durante le celebrazioni del Mês de Obaluaiê, il mais assume una veste rituale al contempo spettacolare ed evocativa attraverso la pratica della Pipocagem: il bagno purificatore a base di popcorn (olubajé).
Nel Candomblé e nell’ Umbanda, Obaluaiê è una divinità temuta e riamata, legata al sottosuolo, ai vulcani e alla superficie cutanea. Il mito narra che Obaluaiê, il cui corpo era deturpato da piaghe e cicatrici profonde, si presentò a una grande festa degli Orixás. Per compassione e rispetto, le divinità Nanã Buruku e Ogum coprirono le sue ferite con un lungo abito di paglia di pioppo (azê). Quando Iansã, la signora dei venti, danzò al suo fianco, sollevò la paglia e scatenò un vento così potente da trasformare istantaneamente le croste e le piaghe del corpo di Obaluaiê in bianchi e soffici fiori di popcorn, svelandone la natura luminosa e guaritrice.

Durante i rituali agostani nei terreiros:
- I popcorn non vengono preparati con olio o grassi, bensì fatti scoppiare tradizionalmente nella sabbia calda, per mantenere la connessione diretta con la terra (terra/areia).
- I sacerdoti e le sacerdotesse prendono manciate di questi “fiori bianchi” e li versano sul capo e sul corpo dei fedeli.
- Nella cosmologia afro-brasiliana, il popcorn scoppiato non è solo un’offerta commestibile, ma una spugna spirituale: assorbe le negatività, le scorie fisiche e le impurità, cadendo a terra e lasciando il corpo purificato e rigenerato.
Sintesi antropologica: il fuoco, la piaga e la materia
Mettendo a confronto la ritualità campestre e devozionale del Sud Italia con la liturgia afro-brasiliana, emergono direttrici di senso comuni che mostrano come culture geograficamente distanti abbiano elaborato risposte simboliche identiche di fronte al trauma della malattia e al bisogno di salute:
- La termodinamica del sacro: Sia nella civiltà contadina mediterranea che nel Candomblé, il cibo rituale agostano richiede l’azione alchemica del fuoco. Il grano viene panificato e sottoposto alle alte temperature del forno, il chicco di mais esplode e si trasfigura nel calore della sabbia. Il fuoco è l’agente che sterilizza, asciuga l’umore maligno della piaga e converte la materia dura, grezza e incommestibile in nutrimento o fiore.
- Il corpo ferito e la veste: San Rocco che solleva la veste per mostrare la piaga sulla coscia e Obaluaiê celato dalla veste di paglia (azê) incarnano il medesimo archetipo: la vulnerabilità della carne umana che non viene nascosta con vergogna, ma esposta per essere riscattata dalla potenza benefica della terra. Il cibo offerto, consumato o strofinato sul corpo è il ponte che ricuce la frattura tra sanità e infermità.
- L’elevazione del cibo povero a medicina: In entrambe le sponde dell’Atlantico, la materia prima più umile ed economica – il grano duro dell’estrazione contadina o il mais della sussistenza indigena e schiavista – viene strappata al mero consumo biologico ed elevata a sostanza sacra, medicina dello spirito e segno d’alleanza tra l’umano e il divino.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Antropologia del patrimonio e religiosità popolare nel Mezzogiorno
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(Fondamentale per analizzare la fascinazione della piaga, la crisi della presenza e l’efficacia dei dispositivi apotropaici nell’Italia meridionale).
- Rivera, Annamaria, Il mago, il santo, la morte, la festa. Forme della religiosità popolare, Dedalo, Bari, 1988.
(Analisi antropologica del rito festivo comunitario, della catarsi e del valore simbolico delle offerte nell’Italia del Sud).
- Bravo, Gian Luigi, Feste contadine, Meltemi, Roma, 2003.
(Inquadramento sui cicli agricoli, sulla mietitura e sul valore del grano come dono e moneta liturgica).
Culti afro-brasiliani, sincretismo e cosmologia degli Orixás
- Bastide, Roger, Le religioni afro-brasiliane. Contributo a una sociologia delle reinterpretazioni culturali, il Mulino, Bologna, 1970.
(L’opera cardine per comprendere i meccanismi di transumanza culturale, meticciamento e sincretismo tra i santi cattolici e gli Orixás).
- Verger, Pierre Fatumbi, Orixás. Deuses iorubás na Bahia e no Novo Mundo, Corrupio, Salvador da Bahia, 1981.
(Il testo di riferimento per i miti (itáns), gli attributi, i cibi sacri e i rituali legati a Obaluaiê/Omolu e agli altri Orixás).
- Carybé, Iconografia dos Deuses do Candomblé da Bahia, Editora Raízes, São Paulo, 1980.
(Prezioso per la descrizione visiva e rituale delle vesti di paglia (azê), degli elementi vegetali e delle offerte).
Antropologia dell’alimentazione e del cibo rituale
- Lévi-Strauss, Claude, Il crudo e il cotto (Mythologiques I), Il Saggiatore, Milano, 1966.
(Essenziale per la lettura del passaggio dello stato della materia attraverso l’azione alchemica del fuoco e del calore).
- Camporesi, Piero, Il pane selvaggio, Garzanti, Milano, 1980.
(Un’indagine profonda sul valore del pane, dei cereali, della fame e della sacralità del cibo nella civiltà preindustriale).
- Montanari, Massimo, Il cibo come cultura, Laterza, Roma-Bari, 2004.
(Fornisce le chiavi interpretative sul passaggio del cibo da mero sostentamento biologico a linguaggio sociale e liturgico).

