Di Tullio Taffuri
“Anarchici italiani lasciarono il loro paese nella speranza di fondare colonie utopiche che avrebbero dimostrato concretamente la possibilità di vivere in società fondate sul comunismo volontario. La più famosa fu la colonia Cecilia in Brasile. Un gruppo di anarchici partì dall’Italia nel febbraio 1890 per prendere il possesso di una concessione agricola accordata dal governo brasiliano , in conformità con la sua politica di incoraggiamento all’immigrazione.” Così lo storico George Woodcock descrive l’esperimento sociale e politico conosciuto come la Colonia Cecilia. L’ideatore di questa impresa fu Giovanni Rossi “Cardias”, agronomo toscano, già precedentemente impegnato in una analoga utopica impresa in Italia, la Cittadella. Le comunarde e i comunardi della Colonia Cecilia furono 150 circa. Quasi tutti italiani. Non solo anarchici- come afferma Woodcock- ma anche socialisti, rivoluzionari, libertari. Medici,contadini, ingegneri, artisti, agronomi, operai partirono inseguendo un’idea di libertà sociale e per mettere in pratica nuove idee economiche, pedagogiche. Pur partendo da una idea scientifica di progresso, le comunarde e i comunardi praticarono pura magia. Riscattarono la loro anonima condizione di oscurità per divenire frecce a velocità infinita capaci di colpire il bersaglio della storia vera degli uomini. Larve che divennero farfalle per sempre.

La Cecilia è una storia ottocentesca, una storia di pensieri “forti”. Una storia di donne e uomini forti. Una storia senza equivoci. Se si vogliono trovare via di uscita concrete alla disperante situazione economica e sociale nella quale versano le grandi masse del proletariato urbano e dei contadini in Europa alla fine dell’Ottocento- così si pensava- non può che esservi la rivolta individuale e collettiva al potere organizzato. Al contempo sorge la necessità di creare un modello, un esempio che – come fiamma che si propaga- possa indicare la direzione a tutti coloro che cercano visioni, redenzioni e intenti evoluti.

Tra tutte le storie rivoluzionarie delle quali sono a conoscenza, la Colonia Cecilia e la rivolta del 1877 del Matese sono quelle che sempre hanno colpito di più la mia fantasia. Sono storie che tolgono il respiro. Cafiero – o Malatesta, non si sa bene- che arringa la folla festante abbracciato ad una croce di ferro piantata su un cippo di pietra a Letino o l’arrivo della nave “Città di Genova” sulle coste del Brasile erano la prova della potenza dell’illusione.
Il canto della Foresta, conosciuto anche come Coro dei ribelli, pubblicato per la prima volta nel 1906 probabilmente, è il canto di coloro che partivano per fondare La Cecilia. Descrive la sensibilità e la visione di quel gruppo di donne e di uomini. Lo ascoltai per la prima volta in una raccolta di canti anarchici delle gloriose edizioni dei Dischi del Sole. E’ un canto solo, interpretato da Foresto Ciuti, che ti costringe a capire il presente e al tempo stesso il futuro che davvero vogliamo. Come fa ogni vero atto poetico. Rimane misterioso ( o forse no) il motivo per il quale il nostro paese abbia sempre accuratamente occultato o storpiato le sue più nobili imprese, come quella appunto della fondazione de la Cecilia. Gaetano Salvemini raccomandava sempre ai suoi discepoli di scriversi da soli le storie a cui tenevano, altrimenti le avrebbero scritte gli altri, diceva. Ritengo sia una raccomandazione più vitale che mai. Così come allora , anche noi oggi abbiamo bisogno di nuove avventure. Abbiamo bisogno di guarire. Solo l’armonia tra la vita e la terra potrà farlo. Anche se per guarire ti tocca in destino di svegliarti ogni giorno in un letto straniero e lontano. Chiedendo coraggio alla vita, tra le speranze, le feste, le delusioni , con l’orgoglio di “ sapersi uomini liberi ed eguali” e di “aver provato una vita in comune che abitua di più alla comprensione delle nostre debolezze umane” (G. Rossi).

Tullio Taffuri, PhD, è professore di Storia dell’Arte. Ha maturato esperienze come ricercatore e designer nel campo del verde pubblico e privato, collaborando con università, amministrazioni pubbliche, imprese private e studi di progettazione, sia in Italia che all’estero. La sua attività si concentra su progetti legati ai beni culturali e paesaggistici, integrando ricerca storica e pratica contemporane

