Con la scomparsa dell’artista originario di Santa Catarina, il 6 ottobre 2026, la cultura brasiliana saluta un autore che, nell’arco di oltre sei decenni, ha intrecciato pittura, umorismo e teatro.
Della Redazione
Juarez Machado è morto il 6 ottobre 2026, all’età di 85 anni, a Vassouras, nell’entroterra dello Stato di Rio de Janeiro. La scomparsa, confermata dall’Instituto Internacional Juarez Machado, conclude un percorso che ha attraversato linguaggi e confini. La sua opera rimane un invito a osservare la vita con curiosità, a cogliere l’inatteso nel quotidiano e a riconoscere nell’umorismo una forma di intelligenza e sensibilità.

Nato a Joinville, nello Stato di Santa Catarina, nel 1941, Juarez si formò presso la Escola de Música e Belas Artes do Paraná, a Curitiba. Il suo percorso abbracciò pittura, scultura, disegno, scenografia, letteratura e recitazione. A Rio de Janeiro sviluppò la propria attività di disegnatore umoristico, collaborando con testate come O Pasquim, Jornal do Brasil e O Cruzeiro. In seguito, la sua carriera acquisì una dimensione internazionale, con esposizioni in città come Parigi, New York, Roma e Tokyo.
Il pubblico brasiliano lo conobbe anche attraverso la televisione. Nei primi anni del programma Fantástico, le sue esibizioni di mimo lo vedevano dialogare con i propri disegni. Il volto dipinto di bianco, l’espressività del corpo e l’incontro tra immagine e movimento trasformavano lo schermo in un piccolo palcoscenico. Questa esperienza offre una chiave per leggere la sua produzione: nell’opera di Juarez, il gesto partecipa alla costruzione del racconto.

Osservando la sua pittura, si ha l’impressione che le figure custodiscano storie che il quadro rivela soltanto in parte. Un incontro, una postura, la distanza tra i personaggi possono suggerire desiderio, complicità, imbarazzo o solitudine. Lo spettatore è invitato a completare la scena. In questo universo esiste una dimensione teatrale, come se ogni composizione trattenesse un istante di una rappresentazione di cui continuiamo a immaginare l’inizio e la conclusione.
Figure femminili, atmosfere bohémien, memoria e riferimenti a Venezia fanno parte di questo repertorio, messo in risalto dallo stesso Instituto. Accanto alla pittura, libri come Ida e Volta e Domingo de Manhã testimoniano il suo interesse per altre forme di narrazione. La varietà dei mezzi espressivi rivela un artista attento alle possibilità offerte da ciascun linguaggio.
Il suo umorismo merita di essere ricordato come una componente essenziale di questa libertà creativa. L’insolito apre uno spiraglio attraverso cui osservare le abitudini e le convenzioni umane. Il sorriso può nascere da un lieve scarto, da una situazione improbabile o da un gesto nel quale riconosciamo qualcosa di noi stessi. In questa prospettiva, la leggerezza diventa un modo per avvicinare il pubblico all’opera e prolungare la riflessione oltre il primo sguardo.
A Joinville, l’Instituto Internacional Juarez Machado, inaugurato nel 2014, ha dato una dimensione pubblica alla conservazione di questo percorso. L’istituzione comprende la vecchia casa dei suoi genitori, padiglioni espositivi e una collezione che documenta diverse fasi della sua produzione. Accoglie inoltre artisti ospiti, consentendo alla memoria di Juarez di partecipare a nuovi incontri e dialoghi.

La sua morte porta con sé il dolore del commiato e la responsabilità di continuare a guardare. Visitare le sue mostre, conoscere i suoi disegni, riscoprire le sue esperienze televisive e presentare la sua opera alle nuove generazioni sono modi concreti per mantenere viva questa presenza nella cultura.
Juarez Machado lascia immagini che hanno ancora molto da dire. Davanti a esse, il gesto resta sospeso, i personaggi custodiscono i propri segreti e la scena rimane aperta. A chi guarda spetta entrare in questo mondo — e scoprire ciò che può ancora rivelare del nostro.

